HomePagineQuell’indelebile voragine di cosa nostra ricordata da Re Carlo

Quell’indelebile voragine di cosa nostra ricordata da Re Carlo

PAGINE

Rubrica di critica recensioni anticipazioni

I cardini del pensiero Socrate Buddha Confucio Gesù

by Piero Melati

Non ricordarlo nelle commemorazioni ufficiali, ma ricordarlo all’improvviso, rompendo un protocollo diplomatico, dove nel discorso di Re Carlo III d’Inghilterra dinanzi alle Camere riunite, ci si aspetta esclusivamente formalità e retorica, è un fatto che confonde, lusinga, fa piacere, lascia indifferenti, a seconda dei casi. Ma è un fatto.

Quell’indelebile voragine di cosa nostra ricordata da Re Carlo
Lo storico discorso al Parlamento italiano del Sovrano britannico

Diciamo solo che in Italia avviene molto ma molto raramente che “spontaneamente”, “non obbligatoriamente”, in un appuntamento istituzionale di levatura internazionale, lo si citi. Come figura “leggendaria” poi, alla stregua di re Artù.

Da qui la “standing ovation” dei nostri parlamentari, tutti per una volta riuniti in collettiva ovazione, come per miracolo tutti sotto una stessa bandiera che ci accomuna. E questo accade ancor più raramente.

Quell’indelebile voragine di cosa nostra ricordata da Re Carlo
Giovanni Falcone

In Italia non abbiamo mai alcun valore comune condiviso. Sin dai giorni in cui ancora non si era conclusa la guerra civile reale, siamo sempre impegnatissimi in una guerriglia di parole, nel piccolo come nel grande. Fatta la nazione – come è noto – ormai da quel dì ci siamo dimenticati di fabbricare anche gli italiani.

Un applauso, direte, non costa proprio nulla. Ma tutti i nostri parlamentari sono scattati in piedi per esserci, in quel momento. Non poteva mancare nessuno all’illusione di un tetto comune.

Quell’indelebile voragine di cosa nostra ricordata da Re Carlo
La regina Elisabetta sul luogo della strage di Capaci il 28 maggio 1992

La citazione del re Carlo d’Inghilterra risale al gesto della madre regina Elisabetta, che in visita a Palermo il 28 maggio del ’92, cinque giorni dopo la strage di Capaci, appena sbarcata in un aeroporto costruito sui terreni acquistati dal boss Gaetano Badalamenti e le cui terre furono sbancate dalle ditte subappaltatrici di Luciano Liggio, l’aeroporto di Ustica e di Montagna Longa, volle fermarsi insieme al consorte Filippo sul luogo del massacro, anche in quella occasione rompendo il protocollo e forzando la mano ai preoccupati servizi di sicurezza. La regina si volle fermare per guardare la voragine. “Incredibile” ebbe a sussurrare.

Quell’indelebile voragine di cosa nostra ricordata da Re Carlo
La regina Elisabetta sul luogo della strage di Capaci il 28 maggio 1992

La voragine era incredibile davvero. Un combinato disposto di circostanze storiche contigue e convergenti aveva infine animato le mani mafiose a prepararla e poi aprirla con una tonnellata di esplosivo. Infine, dalle stragi del 1992 a oggi (come se prima nulla fosse accaduto) ci siamo raccontati che da quel giorno in poi la Sicilia é cambiata, l’Italia è cambiata, lo Stato è cambiato. Basta, era troppo, abbiamo finalmente reagito. Un tantino in ritardo, ma comunque. Nessuno è perfetto.

Non era vero. La Sicilia non è indubbiamente la stessa di allora, ma quella voragine ci ha impedito per sempre di fare ritorno a casa, ha distrutto ogni speranza residua di costruire un tetto comune, edificato su valori condivisi. Tanto i siciliani che sono rimasti quanto quelli che erano o sono poi andati via dalla Sicilia, dopo Capaci e via D’Amelio, siamo comunque diventati tutti esuli, esiliati, apolidi, senza patria e senza terra. Tanto chi vuole cancellare la memoria quanto chi vi eccede, stessa faccia di una eguale medaglia, abbiamo perduto ogni radice. Ci siamo costruiti un apparato di illusioni, siamo maestri in questo, chi private, chi sociali o professionali, ma la sostanza è rimasta, ben al di là dei cieli di carta.

Devono venire i rappresentanti di una controversa ma dignitosa monarchia (il colonialismo, il commercio dell’oppio, Lady D, la Brexit, ma anche Churchill, la guerra a Hitler, la battaglia nei cieli d’Inghilterra, il ritiro da India e Palestina, la lunga pace in Europa) a ricordarci che ai loro occhi è ovvio che quel nome sia addirittura rimasto una leggenda.

E infatti solo leggenda è, come in un libro di Tolkien, come nel mito del Graal. Ormai è diventata solo una favola che ci raccontiamo persino malamente. Ma poi c’è la voragine di Capaci. Quella resta. La regina Elisabetta sul luogo della strage di Capaci il 28 maggio 1992

L’innumerevole sacrificio di donne e uomini in Sicilia poteva diventare il valore sinceramente condiviso di una nazione. Invece lo è solo a parole e nei giorni del calendario (ma nemmeno troppo) a esso dedicati. I famosi “giorni della memoria” che, come in occasione del Natale, ci fanno tutti più giusti. Per poi presto dimenticarlo, magari a botte di cinismo spiritoso di cui siamo artisti pur di sopravvivere.La regina Elisabetta sul luogo della strage di Capaci il 28 maggio 1992

Quindi, grazie di cuore, Re Carlo per l’omaggio e la citazione. Ma noi siamo rimasti con tua madre a guardare la voragine, troppo grande come lutto per essere elaborata. Stiano sereni anche i siciliani che sono nati dopo il 1992 e nulla sanno. Le conseguenze di quella ferita le sconteranno indirettamente anche loro. Anche loro resteranno esuli, senza patria, apolidi, anche se magari non sapranno nemmeno il perché.

Non ci sarà più nessuna casa a cui tornare, poiché nessun credibile ponte di attraversamento è stato costruito sopra la voragine. Altrimenti ditemi che sbaglio e indicatemi finalmente la strada per far ritorno a casa. Ma non mi illudete per l’ennesima volta. Ci ho messo così tanto a elaborare che ogni siciliano è apolide, tanto chi è rimasto quanto chi è andato via, come orfano di un riscatto mai avvenuto, e che ogni grande delitto di mafia non è mai stato solo un delitto di mafia.

Di questo, solo di questo, restiamo complici e testimoni, a differenti gradi di separazione dalla voragine.Quell’indelebile voragine di cosa nostra ricordata da Re Carlo

Facebook Comments
Piero Melati
Piero Melati
Palermitano, Giornalista professionista, per molti anni viceredattore capo de “Il Venerdì di Repubblica”, si occupa di attualità e cultura. Ha seguito per il giornale “L’Ora” di Palermo la guerra di mafia e il primo maxiprocesso a Cosa Nostra. Con “la Repubblica” ha aperto le redazioni locali di Napoli e Palermo ed é stato viceredattore capo della cronaca di Roma. È autore, con Francesco Vitale, del libro Vivi da morire (Bompiani 2015).
RELATED ARTICLES

AUTORI

Augusto Cavadi
103 POSTS0 COMMENTS
Vincenzo Bajardi
83 POSTS0 COMMENTS
Adriana Piancastelli
35 POSTS0 COMMENTS
Antonino Cangemi
34 POSTS0 COMMENTS
Maggie S. Lorelli
33 POSTS0 COMMENTS
Dino Petralia
25 POSTS0 COMMENTS
Valeria D'Onofrio
24 POSTS0 COMMENTS
Antonio Borgia
21 POSTS0 COMMENTS
Piero Melati
14 POSTS0 COMMENTS
Letizia Tomasino
8 POSTS0 COMMENTS
Rosanna Badalamenti
8 POSTS0 COMMENTS
Beatrice Agnello
5 POSTS0 COMMENTS
Pino Casale
3 POSTS0 COMMENTS
Luisa Borgia
3 POSTS0 COMMENTS
Italo Giannola
1 POSTS0 COMMENTS
Francesca Biancacci
1 POSTS0 COMMENTS
Arduino Paniccia
0 POSTS0 COMMENTS
Michela Mercuri
0 POSTS0 COMMENTS