Sigfrido Ranucci dice definitivamente addio a Report. Il Tribunale del lavoro di Roma ha rigettato il ricorso presentato dal giornalista per il reintegro alla conduzione della trasmissione.

Questa la motivazione della decisione adottata dalla giudice del lavoro del Tribunale della Capitale Donatella Casari: “la decisione della Rai di procedere a una riorganizzazione della redazione, con avvicendamento autorale e di conduzione, appare, ad un esame sommario e per i rilievi svolti, sganciata dalla parallela vicenda disciplinare e adottata quale mezzo di risoluzione della situazione di tensione interna creatasi tra i membri della redazione e, come tale, strumento di tutela del sereno operare di questa nel rispetto della normativa di legge”.
L’esistenza “di dichiarazioni successive alla rimozione” di Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report “rese da esponenti politici di rilievo delle forze di maggioranza che hanno espresso soddisfazione per la scelta compiuta dalla Rai” nulla “comprova riguardo alla paternità della decisione ed alle ragioni che avevano condotto la Rai a tale risoluzione” scrive la Giudice Casari nell’ordinanza con cui il tribunale del lavoro di Roma ha respinto il ricorso presentato dal giornalista.
In sostanza magistrato, se da una parte ha riconosciuto, la “impropria pressione mediatica esercitata ad opera di esponenti di rilievo della maggioranza di governo sulle decisioni aziendali, volta all’adozione di un provvedimento di rimozione di Ranucci dal ruolo di conduttore ed autore di Report”, dall’altra non ritiene sia stata fornita una prova sufficiente a dimostrare ” che si sia consumata effettiva e determinante interferenza”, tale da condizionare la decisione della Rai.
Il conduttore non si arrende. “ Prendiamo atto della decisione del tribunale di Roma, che rispettiamo ma che non condividiamo” – affermano gli avvocati Franco Focareta, Franco Scarpelli, Stefano Rossi e Roberto De Vita, difensori di Sigfrido Ranucci, al quale nei giorni scorsi la Rai ha notificato un provvedimento disciplinare che lo sospende per dieci giorni dal lavoro.
“La decisione cautelare – aggiungono i legali – non esaurisce una vicenda che pone questioni centrali sul rapporto tra potere organizzativo, autonomia professionale e libertà dell’informazione nel servizio pubblico. Valuteremo il provvedimento e le ulteriori iniziative da assumere nelle sedi competenti. Le decisioni dei giudici si rispettano. Le battaglie di principio, quando si ritengono giuste, si continuano”.


