Ripartire dall’umanità di Paolo Borsellino

0
1005
Ripartire dall'umanità di Paolo Borsellino
Condividi

by Piero Melati *

Prima che la mafia siciliana inondasse il mondo di eroina, prima degli omicidi politico-mafiosi, prima della guerra di mafia e delle stragi, prima dell’Antimafia, dunque parecchie vite fa, a Palermo cercammo una volta di contestare un comizio elettorale fascista. La sera prima volevamo volantinare davanti l’Extrabar, abituale “covo” dei neri. E invece fu una trappola. Ci aspettavano in massa, compresi i temibili camerati catanesi (quelli che Pasolini interrogava sulle bombe). C’erano anche le forze dell’ordine, che non si mossero. Finì a botte da orbi e con alcuni arresti.

Ripartire dall'umanità di Paolo Borsellino
Piero Melati ricorda Paolo Borsellino assieme a Fiammetta la figlia del magistrato

L’indomani Mario Francese scrisse sul Giornale di Sicilia che sarebbe stato spiccato un mandato di cattura nei miei confronti. La firma era più che attendibile, dunque mi buttai latitante. Poi, per fortuna, il mandato venne derubricato in denuncia a piede libero. Ma da quel momento, per ogni estate, se volevo avere il passaporto, anche solo per un mese o due, e partire così per un viaggio con la mia “tacca”, dovevo seguire un iter particolare, che culminava con l’ottenere il via libera del giudice titolare dell’inchiesta. E quel giudice era Paolo Borsellino.Ripartire dall'umanità di Paolo Borsellino

Ogni inizio estate dovevo fare anticamera al suo ufficio, perché firmasse i documenti. Ogni volta attendevo delle ore ma alla fine mi rilasciava sempre il permesso di viaggiare. L’ultima volta (il processo era ormai istruito e infine venni assolto, perché difeso dall’avvocato Nino Sorgi) fu lui ad uscire dall’ufficio e a lanciarmi con gesto apparentemente plateale le carte firmate. “Ora spero che ti decida a crescere” mi disse.

Quando anni dopo lo incontrai di nuovo, stavolta da cronista giudiziario del giornale L’Ora, lui non si ricordava per niente di me e io non ebbi mai il coraggio di rievocare l’episodio. Tuttavia iniziai a nutrire nei suoi riguardi un confuso sentimento che crebbe poi negli anni. Dovrei anzitutto chiarirlo a me stesso e tutt’ora non mi è facile. Così provo a dirlo in questo modo.

Tutti vorremmo la verità su via D’Amelio. Questo è ovvio. Eppure la storia di Borsellino, più di altre, mi pare prescindere persino dal suo contesto. Sarebbe una storia di una potenza inaudita in ogni caso, pure se fosse accaduta sotto il fascismo o durante la persecuzione degli ebrei o nel Medioevo. Dentro ci sono i toni di Shakespeare: l’amicizia, il tradimento, la crudeltà e il doppio gioco del potere, l’amarezza per la polemica con l’amato Sciascia, la solitudine, l’altruismo, l’ironia, il coraggio verso la morte, l’amore paterno, la cultura, la modestia, la gioia di vivere.

Mi sembra, più di altri, e lo dico col massimo rispetto per tutti, un uomo all’altezza dell’Iliade e degli eroi di Omero. So bene che la cosa può far sorridere, ma per me è così e non ho nulla da farci.

Quel che non ebbi il coraggio di raccontare a lui l’ho infine raccontato alla figlia Fiammetta, che mi fa onore della sua gratuita amicizia. “Papà sapeva essere burbero” mi ha detto. No, le ho risposto, tuo papà sapeva essere paterno col primo ragazzino scapestrato che gli capitava tra i piedi. Anzitutto, non mi ha mai negato un permesso e nello stesso tempo ha fatto intendere a un adolescente cosa si deve aspettare quando avrà a che fare col mondo adulto. Poi, da cronista, mi ha fatto capire molto di più.Ripartire dall'umanità di Paolo Borsellino

Tanto si è detto e scritto su Paolo Borsellino. Ma nessuno di noi, e neppure nessun letterato, è stato mai in grado di restituirne almeno in parte la statura, l’umanità, oserei stupidamente dire l’epicità della figura. Farlo non sarebbe questione di aggettivi, retorica e colore, bensì di dettagli e di un certo tocco che non abbiamo più.

Il 19 luglio, anziché schierare come sempre l’Antimafia più folta e roboante, per fare passerella di se stessi, a fronte di un nemico che non c’è o che si è tanto trasformato da non saperlo più nemmeno riconoscere, dovremmo ripartire dall’uomo. Per dirci che non sappiamo minimamente imitarlo. Perché se così fosse, l’Italia sarebbe senz’altro un paese migliore.

Ripartire dall'umanità di Paolo Borsellino
Piero Melati

*Giornalista di Repubblica e scrittore, Piero Melati è autore di diversi saggi e libri sulla mafia, l’ultimo dei quali è “La notte della civetta” Zolfo editore 

Facebook Comments
Condividi