Leader predestinato, se non altro per il Dna di una famiglia che annoverava vari Ministri e alti funzionari pubblici, Shinzo Abe ha interpretato al meglio l’anima tradizionalista e la speranza di riscatto e di sviluppo democratico del Giappone.
Premier più giovane e insieme il più longevo dell’Impero del Sol Levante rinato dalle ceneri della seconda guerra mondiale scatenata dalla fanatica casta militare e culminata con il duplice bombardamento atomico del 1945 e la resa senza condizioni, Abe ha di fatto cancellato con una lungimirante politica estera il “peccato originale” degli orribili crimini di guerra e dell’assalto proditorio a Pearl Arbor nel 1941.

Superando di slancio l’eredità di Premier sostanzialmente isolazionisti in pochi mesi, a partire dal 2000, Abe é riuscito a proiettare il moderno Giappone al centro del Quadrilateral security dialogue, con Usa, Australia e India. Con l’intento dichiarato di creare una alleanza strategica indo pacifica, simile alla Nato, in funzione preventivamente difensiva nei confronti della crescente minaccia espansionistica della Cina.
Motore politico dell’impetuoso sviluppo commerciale e tecnologico che consolida il ruolo del Giappone fra le potenze economiche mondiali, il leader assassinato anche dopo la sua uscita di scena dalla premiership aveva continuato a guidare subliminalmente il Paese attraverso l’influenza che esercitava sull’attuale Primo ministro Fumio Kishida che oltre a essere molto legato ad Abe è in forte sintonia e continuità con le sue politiche.


