Dalla politica senza più ideali alla svolta politica ideale. Si respira un’aria da Città invisibili di Italo Calvino alla Camera. Un’aria da quarta repubblica, la Repubblica di Sergio Mattarella e Mario Draghi, che sta nascendo dalle ceneri di una politica consumatasi fino all’estremo rischio di trascinare il Paese nel baratro di una crisi concentrica, sanitaria economica e sociale.
Come sta evidenziando la seconda e risolutiva fase delle consultazioni dei partiti, bypassare le ambizioni dei politici per la partecipazione diretta al Governo non sarà facile per l’ex Presidente della Bce che sta per abbondonare il ruolo di ex per rientrare a pieno titolo ai vertici istituzionali.
Una delle probabili argomentazioni utilizzate per convincere i partiti a cedere il passo all’esigenza di varare un esecutivo omogeneo con ministri super competenti, potrebbe essere rappresentata dalla garanzia della subordinazione dei provvedimenti del governo al progressivo vaglio del Parlamento.
Comunque per evitare rotture, ipotizzano gli ambienti parlamentari, probabilmente la politica ricorrerà al metodo descritto dal proverbio siciliano “calati juncu, ca passa a china”, piegati giunco fino a quando non passa la piena. Fare cioé buon viso a cattivo gioco ed aspettare il momento opportuno per venire allo scoperto. Un orientamento che emergerebbe dal tenore delle dichiarazioni delle delegazioni, tutte incentrate sull’adesione alle priorità programmatiche prospettate da Draghi: recovery plan, sanità, scuola, lavoro, infrastrutture, fisco e riforme. Tanto da fare escalamare all’esponente socialista Riccardo Nencini che “sta per nascere un Governo che non ha precedenti ! “.




