“Il problema oggi non è l’energia nucleare, ma il cuore dell’uomo” sosteneva profeticamente Albert Einstein.
Fatti i debiti scongiuri, resta il fatto che in caso di incidente nucleare il nostro Paese non disponga di una rete di rifugi antiatomici per la popolazione.

Il piano di prevenzione, in considerazione di eventuali condizioni meteorologiche particolarmente sfavorevoli, prevede che la popolazione che vive oltre i 200 km dall’epicentro dell’incidente e che potrebbe venire interessata dalle conseguenze dell’incidente dovrà attenersi ad una particolare attenzione alimentare, in quanto la radioattività rilasciata potrebbe contaminare l’intera filiera agricola del territorio.
In questo caso, sarebbe necessario lo stop al consumo di alcuni alimenti, come i vegetali a foglia e il latte, come successe nel 1986 a seguito dell’incidente di Chernobyl.
Se lo spettro della nube nucleare si dovesse concretizzare, il piano di prevenzione prevede la messa a disposizione delle scorte nazionali e regionali di ioduro di potassio. La distribuzione delle compresse di iodio sarà effettuata dalle Regioni e dalle Province autonome in raccordo con le Prefetture e i Comuni interessati con il concorso delle strutture operative della Protezione civile.
L’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN) è l’autorità di regolamentazione competente in materia di sicurezza nucleare e di radioprotezione. Il Piano Nazionale dispone che la gestione dell’emergenza sia affidata al Comitato Operativo presso il Dipartimento di Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Mentre attualmente é il CEVaD, il Centro di Elaborazione e Valutazione Dati che ha il compito di effettuare valutazioni in merito alla radioattività presente nell’ambiente e nelle matrici alimentari e di valutare conseguenti livelli di esposizione della popolazione. Il controllo della filiera produttiva, ai fini della valutazione delle misure di protezione sanitaria, viene programmata e coordinata dal ministero della Salute secondo le modalità operative, ossia frequenza dei campionamenti e scelta delle matrici, indicate dal CEVaD.
Ma l’incubo nucleare non riguarda solo la gigantesca centrale Zaporizhzhia ed esclusivamente l’Ucraina. Ci sono ben sedici impianti nucleari francesi che distano meno di 200 chilometri dai confini italiani. In particolare quelle di Cruas, Saint Alban, Bugey e Tricastin, che è a circa 180 km dall’Italia.



