by Donatella Stasio*
Vladimiro Zagrebelsky, uno dei più grandi giuristi che ancora avevamo, se n’é andato. Un malore, ieri pomeriggio, nella sua bella casa tra le montagne di Gressoney- La Trinité, in Valle D’Aosta, un posto dove lo avevo raggiunto tanti anni fa per un’intervista, quando ancora lavoravo al Sole 24 Ore.

“Ma sei sicura che vuoi arrivare fino a quassù?” mi aveva detto incredulo, ma contento, quando gli avevo comunicato che l’avrei raggiunto laggiù, anzi lassù, ancora una volta (l’avevo già fatto quando era a Strasburgo alla Corte dei diritti dell’uomo), per confrontarci, parlare di diritti, soprattutto ascoltarlo, e poi scrivere qualcosa di certamente denso, importante, utile, grazie a lui.
Non dimenticherò mai quando, dopo avermi fatto accomodare, mi disse: “Posso offrirti un bicchiere di acqua alla menta?”. La semplicità era il suo stile, la sua cifra, di uomo e di giurista.
Per me, Vladimiro era, ed è sempre stato, un riferimento, e con lui gli altri giuristi che formavano, insieme, una sorta di circolo culturale, alcuni dei quali purtroppo non ci sono più; era una voce autorevole, affidabile, critica; ma posso anche dire una voce amica perché nel tempo avevamo costruito un rapporto di amicizia, conquistata con la stima professionale, il rispetto, la simpatia, l’ascolto reciproco.
Mi scriveva, mi chiamava, ogni volta che leggeva un mio pezzo che considerava meritevole eccolo dirmi “brava”, “grazie”, “complimenti”. Ci teneva, sapeva dare alla gratificazione il peso che doveva avere.
Tante le battaglie condivise sui diritti, specie dei più fragili, sempre sul filo del ragionamento giuridico: dalla riforma del processo penale (parliamo del lontano 1988) in poi, gli anni di Berlusconi, i suoi a Strasburgo, i miei alla Corte costituzionale, e poi l’era Meloni, le nostre firme insieme su La Stampa….
Ci siamo sentiti ancora una settimana fa, uno scambio breve, affettuoso, sul mio ultimo libro e l’augurio reciproco di vederci presto. Proprio per presentare il mio libro lo avrei voluto a Torino, perché l’ultima volta che ci siamo visti é stato proprio per parlare di carcere, a Ventotene, a maggio del 2024, invitati da Marco Ruotolo il Master “Diritto penale e Costituzione, European Penological Center” organizzato dal dipartimento di Giurisprudenza di Roma Tre.
Insieme siamo andati a visitare l’isolotto di Santo Stefano e abbiamo imparato la storia dell’ergastolo, il carcere diretto da Eugenio Perucatti (qui le foto del “viaggio” in motoscafo, seduti accanto, e poi una foto di gruppo).
Proprio lì, a Ventotene, gli chiesi di registrare, per il Gruppo “È sempre 25 aprile”, un video di appena un paio di minuti sulla mancata elezione del 15mo giudice costituzionale a causa delle strategie dilatorie del governo Meloni: e lui, con la sua consueta generosità, a differenza di altri giuristi timorosi di esporsi, non esitò a dare il suo contributo, di autorevolezza, di sapienza, di stile… come sempre.
Mi mancherà moltissimo, Vladimiro, mi mancheranno il suo pensiero critico e acuto (proprio stamattina avevo letto il suo pezzo sulla Stampa), la sua voce gentile, i suoi consigli puntuali, il cielo dei suoi occhi, la sua amicizia sincera, l’affetto che ha avuto per una persona come me, le immense lezioni di diritto che mi/ci ha fatto, illuminandoci letteralmente, ogni volta, e senza mai alcuna supponenza.
Vladimiro Zagrebelsky era, é stato, e rimane, umanamente e giuridicamente, una personalità unica e un esempio per chiunque abbia a cuore i diritti e la democrazia.
Questi sono i miei primi pensieri, a caldo, più che altro ricordi personali. Naturalmente, c’è molto, molto più di questo. La sua morte crea un vuoto enorme. Mi mancherà e mancherà a noi tutti la sua voce, il suo sguardo, il suo sorriso, la sua sapienza giuridica. Sta a noi raccogliere il testimone dei suoi insegnamenti.
Abbraccio i suoi cari e anche lui, ovunque sia. Ciao Vladimiro.
Fonte: facebook

*Giornalista e scrittrice, Donatella Stasio ha scritto per trentatré anni di giustizia, istituzioni e politica su “Il Sole 24 Ore” e sulla “La Stampa” come editorialista. Dal 2017 al 2022 é stata responsabile della comunicazione e portavoce della Corte Costituzionale, con sei diversi Presidenti. Insieme a Lucia Castellano ha scritto Diritti e castighi. Storie di umanità cancellata in carcere (il Saggiatore, 2009). Con Giuliano Amato ha pubblicato Storie di diritti e democrazia. La Corte costituzionale nella società (Feltrinelli, 2023) ed infine nel 2025 “L’amore in gabbia – La ricerca della libertà di un reduce dal carcere” (Castelvecchi).



