by Gianfranco D’Anna
Resuscitati. Restituiti alla vita dalle tenebre di Gaza, sopravvissuti all’inferno di Hamas.
Questa l’impressione che suscitano i primi dei 20 ostaggi che appaiono, uno dopo l’altro, mentre vengono consegnati alla Croce Ross in vari punti della striscia palestinese dal gruppo terroristico islamico.
Sui loro volti tutto il calvario dei 738 giorni di segregazione nei bunker scavati nelle viscere di Gaza.
E’ il volto del 24 enne Guy Gilboa-Dalal, sequestrato il 7 ottobre 2023 fra i giovani del festival musicale Nova, il primo del gruppo dei sette ostaggi liberati che si scorge mentre viene consegnato alla Croce Rossa.
Seguono Alon Ohe di 24 anni anche lui sequestrato al festival di Nov ed Omri Miran 48 anni, rapito nel kibbutz Nahal Oz dai miliziani di Hamas che durante l’attacco hanno tenuto in ostaggio la sua famiglia, comprese le due figlie di 2 e 6 mesi.
A seguire Matan Zangauker anche lui rapito nel kibbutz Nir Oz insieme alla sua ragazza, Ilana Gritzewsky, rilasciata dopo 55 giorni.
Poi si scorgono Gali e Ziv Berman gemelli di 28 anni sequestrati nel kibbutz Kfar Aza, ed Eitan Mor che lavorava come guardia di sicurezza al Nova music festival, e che invece si mettersi in salvo ha aiutato a evacuare le persone ferite nell’attacco.
Un urlo di commozione e felicità, con in sottofondo la canzone che ripete “Bring ‘em home” riportateli a casa, li ha accolti ad ogni loro apparire sui monitor installati a piazza “degli ostaggi” a Tel Aviv dove da mesi si raccoglie la folla dei familiari dei rapiti, che ora freme per riabbracciare i propri cari.
Dopo la liberazione per i sopravvissuti é previsto un protocollo di assistenza ospedaliera e psicologica in ambienti clinici specializzati predisposti per loro: nomi sulle porte, stanze con lenzuola, coperte, pigiami, asciugamani e pantofole portati da casa in modo che si sentano il più possibile in un posto familiare. Ed ancora cibo speciale per lenire malnutrizione e disidratamento.
Poi controlli ed esami medici a cominciare dall’individuazione e dalla neutralizzazione degli eventuali coaguli di sangue nelle gambe e nei polmoni, perché sono stati per lunghissimo tempo sempre fermi.
Più che per le ferite fisiche è fondamentale l’assistenza psicologica per avviare l’elaborazione dei profondi e persistenti traumi subiti e per avviare il recupero della consapevolezza esistenziale crollata perché la loro fiducia nel mondo era andata in frantumi.









