La Toscana tiene la barra a sinistra e invia chiari preavvisi di sfratto elettorale a due partiti di centrosinistra e centrodestra: Cinque Stelle e Lega.
Nessuna sorpresa, come da previsioni, per la netta riconferma, anche se con un inedito distacco di 15 punti percentuali, del Presidente della Regione Eugenio Ciani del Pd rispetto al candidato di centrodestra Alessandro Tomasi, di Fratelli d’Italia, che non supera il 40% . 
Un successo al quale rispetto alle politiche del 2022 si aggiunge il notevole incremento di ben 8 punti percentuali, dal 26,4 al 34,20 % del Pd. al quale va sommato il 9,10 % di voti della lista capeggiata da Giani e l’affermazione dal 4,9 del 2022 all’odierno 7,20% della lista Verdi e Sinistra.

A conferma che, come già avvenuto per le regionali nelle Marche e in Calabria, la zavorra del campo largo é costituita dal Movimento Cinque Stelle il partito guidato da Giuseppe Conte registra un crollo verticale di voti e dall’11,1 delle politiche del 2022 dimezza i consensi ottenendo in Toscana il 5,60%.
E’ l’analisi speculare evidenziata anche dai risultati del centrodestra, dove alla sostanziale tenuta di Fratelli d’Italia, che dal 26 delle politiche passano all’attuale 25,10 %, e dall’incremento dal 5,6 delle politiche al 6,30% odierno di Forza Italia, corrisponde un ulteriore calo di voti della Lega, che nonostante la mobilitazione presenzialista del Generale Roberto Vannacci, passa dal 6,6 delle politiche all’attuale 4,80% , al limite della soglia dello sbarramento elettorale.
Rincuorata dopo i bocconi amari delle Marche e della Calabria, la segretaria del Pd Elly Schlein ha affermato che quella di Giani in Calabria “ è una vittoria che ci dà gioia e speranza. Ringraziamo i toscani che hanno voluto continuare nel solco di un governo progressista”.
Parole dalle quali traspare il grosso sospiro di sollievo della leader democratica per avere almeno momentaneamente allentato l’assedio alla segreteria della minoranza riformista che fa capo a Paolo Gentiloni, Stefano Bonaccini e a Nicola Zingaretti, nonché dell’area dem di Dario Franceschini.

Un assedio al Nazareno incentrato sulle critiche alla linea politica del partito, ritenuta troppo sbilanciata sull’estrema sinistra, e sulla dichiarata intenzione di Elly Schlein di candidarsi alla premiership.
L’ennesima mazzata elettorale scuote anche i 5 Stelle dove, fra un crogiuolo di polemiche che investono soprattutto Giuseppe Conte, si stenta ad arrivare al 23 e 24 novembre, giorni delle elezioni regionali in Campania, dove é candidato alla Presidenza Roberto Fico, ex Presidente della Camera ed esponente di primo piano della nuovelle vague dei successori di Beppe Grillo e Gian Roberto Casaleggio.
Se nonostante l’ultima prova d’appello del campo largo col Pd e la sinistra ecologista, Fico dovesse fallire la presidenza partenopea, la crisi del movimento 5 Stelle precipiterebbe e Giuseppe Conte potrebbe essere costretto a presentarsi dimissionario al cospetto del partito.

La penultima domenica di novembre e il susseguente lunedì, registreranno anche le regionali in Veneto e in Puglia, che assieme a quelle Campane, offriranno dati decisivi per gli assetti nazionali delle due coalizioni.
Se nel centrodestra la Lega rischia di perdere il ruolo di baricentro a scapito di Forza Italia, nel centrosinistra i Cinque Stelle potrebbero ritrovarsi definitivamente sbilanciati e senza più appeal elettorale per potere contrattare e ottenere dal Pd e dai partiti di sinistra agevoli collegi elettorali alle prossime politiche.
Mai come quest’anno le elezioni regionali confermano quanto affermava Paul Eugene Brown, un famoso allenatore di football americano : “si può imparare una riga dalla vittoria e un libro dalla sconfitta”.
