Presentatosi da Trump in nome e per conto dell’Europa, Zelensky é riuscito per il momento a far naufragare a Mar a Lago le bellicose ambizioni conquistatrici di Putin.

Con una delle consuete giravolte che hanno caratterizzato il primo anno di presidenza dal rientro alla Casa Bianca, Donald Trump ha accettato il punto di vista del Presidente ucraino e spiazzato il Cremlino, che ora dovrà assumersi l’onere di un ulteriore niet e soprattutto della prosecuzione di un conflitto che sta spingendo la Russia al collasso economico e militare.

Nella conferenza stampa dopo il colloquio di oltre un’ora fra le delegazioni di Washington e di Kyiv, Trump ha infatti fatto capire che concorda con la posizione di Zelensky sui punti essenziali dell’attuale snodo delle trattative: cristallizzazione del fronte del Dombass, con l’eventuale ricorso al referendum popolare in caso di ipotesi di cessione territoriale, la cogestione della centrale atomica di Zaporizhzhia e soprattutto l’assicurazione di precise garanzie difensive da parte degli Stati Uniti e dell’Europa nei confronti dell’Ucraina.

Putin che ha continuato a rifiutare la tregua, nella solita telefonata a Trump prima del colloquio con Zelensky a Mar a Lago, tentativo di sgambetto già messo in atto alla vigilia del precedente vertice di ottobre alla casa Bianca del Presidente ucraino, si ritrova ora con Inghilterra, Francia, Germania, Italia e gli altri paesi europei, mai così compatti, schierati militarmente a difesa di Kiev e praticamente con un piede già in Ucraina.
L’evidente ottimismo del vertice di Mar a Lago rappresenta una pessima notizia per il Cremlino, perché sottintende che in presenza di un rifiuto di Mosca a prendere in considerazione le condizioni concordate fra Trump e Zelensky, gli Stati Uniti, la Nato e l’Europa incrementeranno il sostegno militare ed economico all’Ucraina e le consentiranno di resistere per un tempo indefinito agli attacchi dell’armata russa. Tempo, soldati, armamenti e risorse economiche che invece Mosca sta per esaurire.

Diversi i fattori che hanno determinato il cambiamento di posizione del Presidente americano, che dopo tutta una serie di veri e propri flirt diplomatici con Mosca e di accesi attacchi all’Europa, sembra aver mollato Putin e rinsaldato i legami con Bruxelles. A parte la considerazione che il grande successo di una rapida conclusione della guerra in Ucraina consentirebbe al tycoon di scrollarsi di dorso lo scandalo Epstein, il Presidente americano non ha potuto ignorare il peso dell’unanime schieramento dell’Europa, della Nato, del Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda, cioé dell’intero schieramento occidentale, a favore di Zelensky e del popolo ucraino. Impossibile ignorare o addirittura osteggiare tutti gli alleati determinanti per Washington per fronteggiare le egemoniche spinte militari ed economiche della Cina.

L’ottimismo della conferenza stampa conclusiva del vertice di Mar a Lago rappresenta una pessima notizia per il Cremlino, perché sottintende che in presenza di un rifiuto di Mosca a prendere in considerazione le condizioni concordate fra Trump e Zelensky, gli Stati Uniti, la Nato e l’Europa incrementeranno il sostegno militare ed economico all’Ucraina e le consentiranno di resistere per un tempo indefinito agli attacchi dell’armata russa.



