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Rubrica di critica recensioni anticipazioni
by Antonino Cangemi
I pizzini con cui Binnu Provenzano esercitava la signoria mafiosa dalla latitanza sono diventati tristemente celebri. Bisogna riconoscere come, prescindendo dai contenuti riprovevoli, il genere pseudo letterario avesse una sua efficacia comunicativa: erano testi brevi, concisi, diretti e parlavano all’interlocutore senza giri di parole superflui né fronzoli.

L’editore trapanese Crispino Di Girolamo si é chiesto se, con una mossa dialettica in parte ironica, non si potesse adottare il modello per veicolare messaggi esattamente opposti e ha proposto a vari esperti del settore di scrivere per una nuova Collana: “I pizzini della No-mafia”.
Al Salone internazionale del libro di Torino (14 – 18 maggio) la nuova Collana editoriale verrà presentata domani da Elena Ciccarello, Direttrice della rivista bimestrale “La via libera”, e da Augusto Cavadi, autore del volumetto Liberarsi dalla mafia che fa da apripista ai successivi, tra cui Ricordati di ricordare a firma di Umberto Santino e Andrea Cozzo.
Nel pizzino di Cavadi si presenta, in poche ma incisive pagine, il ruolo che il cittadino/la cittadina sono chiamati/e a svolgere nella più ampia strategia di resistenza al dominio mafioso. Innanzitutto spetta a loro il compito di informarsi (sulla base non solo delle notizie di cronaca, ma anche degli studi scientifici di approfondimento) sulle metamorfosi delle organizzazioni criminali, molto abili nel coniugare la persistenza secolare con l’aggiornamento ai nuovi contesti culturali e tecnologici. Secondariamente, si tratta di adoperare bene il diritto di voto: come non si stancava di ribadire Paolo Borsellino, la matita sulla scheda elettorale é un’arma potente contro le mafie e i loro complici.
In terzo luogo, come consumatori/consumatrici, abbiamo la possibilità di boicottare l’economia sospetta e di incrementare l’imprenditoria pulita (vedi la pluridecennale azione di “Addio pizzo”).

Un quarto ambito di azione riguarda le iniziative pedagogiche mirate all’educazione delle nuove generazioni: non solo dei quartieri popolari, ma anche delle zone benestanti dal momento che i giovani sono “a rischio” anche se appartenenti a fasce sociali borghesi.
Informazione, consapevolezza politica, vigilanza economica, attivismo pedagogico sono tutti elementi che si completano a vicenda e che richiedono impegno, rinunzie, resilienza alle incomprensioni e alle delusioni: ecco perché sono attuabili solo all’interno di una prospettiva etica.
Chi non sceglie di trovare nella costruzione di una polis più vivibile uno dei modi più solidi di dare senso alla propria stessa vita o non si schiererà mai contro il sistema mafioso o lo farà solo precariamente sino a quando le sue motivazioni emotive non si spegneranno.





