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Il triunvirato della guerra che ostacola la pace fra Iran e Usa

Quasi, forse, serve tempo, non basta: da settimane a Teheran fra i vertici del regime rimbalzano termini dilatori che mimetizzano l’opposizione del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche a qualsiasi accordo di pace con gli Stati Uniti.

Ma la svolta dei negoziati ha nemici palesi e occulti anche a Gerusalemme e Washington. Una sorta di triunvirato della guerra, con finalità diverse ma oggettivamente convergenti, del quale il Wall Street Journal indica come terminale iraniano il 67enne Generale Ahmad Vahidi, comandante in capo dei Pasdaran.

Il triumvirato della guerra che ostacola la pace fra Iran e Usa
Ahmad Vahidi

Nel corso della guerra, fino all’abbattimento dell’elicottero Usa e all’ultimo lancio di missili balistici contro Israele, Vahidi ha sistematicamente scavalcato il Presidente Masoud Pezeshkian ed il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e tuttora comanda le forze iraniane che controllano lo Stretto di Hormuz, la carta vincente del regime nei negoziati.

“Il 18 aprile quando Araghchi dichiarò che lo Stretto di Hormuz era aperto“ – scrive il Wall Steet Journal – “le Guardie Rivoluzionarie dissero il contrario e respinsero le dichiarazioni del Ministro degli esteri, definendole imprecise o incomplete, proseguendo gli attacchi nello stretto”.

Già ministro dell’interno e della difesa, sanzionato dagli Stati Uniti per la spietata repressione delle proteste per i diritti delle donne nel 2022 e ricercato dall’Interpol per la strage con 85 vittime provocata da un attentato antiebraico in Argentina, il comandante dei pasdaran é considerato un ostacolo insormontabile della firma del memorandum di pace.

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Ahmad Vahidi

“E’ stato proprio Vahidi – sottolinea il WSJ – a collegare i combattimenti in Libano alla guerra in Iran, subordinando l’accordo con gli Stati Uniti alla fine del conflitto tra Israele e Hezbollah”.

Allo scenario libanese é strettamente connesso il terminale israeliano del triunvirato della guerra, impersonato dal Premier Benjamin Netanyahu e dal ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir.

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Benjamin Netanyahu e Itamar Ben Gvir

Mentre il primo a parole sostiene l’epilogo della fine delle ostilità con l’Iran, ma ordina il proseguimento dell’avanzata dell’Idf in Libano e dei bombardamenti contro gli hezbollah, Ben Gvir si attiva ufficialmente per sabotare la ratifica del negoziato.

A differenza dell’evidente interesse personale di Netanyahu e Ben Gvir di proseguire il conflitto per continuare a mantenere il potere e governare il paese, paradossalmente negli Stati Uniti c’è l’imbarazzo della scelta per individuare chi rema contro le condizioni e le modalità previste dall’accordo di pace, tutt’ora effimero, con l’Iran.

In prima fila vi sono, più o meno palesemente, il Pentagono e le agenzie di intelligence, oltre ai vertici della sicurezza nazionale durante la precedente amministrazione Trump, come l’ex Direttore della Cia e  Segretario di Stato Mike Pompeo, e l’ex Direttore della Cia e Segretario di Stato dell’amministrazione Obama, Leon Panetta, che all’unisono denunciano gli enormi rischi dovuti alla totale malafede e inaffidabilità dell’Iran, aggravata dal micidiale controllo dello Stretto di Hormuz da parte dei pasdaran.

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Rendering di un briefing fra i vertici del Pentagono e dell’intelligence con il Presidente Trump

Pentagono ed intelligence hanno più volte specificato al Presidente Trump che una guerra interrupta comporta le stesse conseguenze di una guerra persa. E che per scongiurare l’inesorabile vendetta atomica degli ayatollah, sarebbe essenziale “finire il lavoro appena iniziato”.

Ovvero sradicare totalmente il programma nucleare iraniano, distruggere le tonnellate di uranio arricchito occultate dai pasdaran e rovesciare il regime islamico.

Analisi incontrovertibili, vanificate dall’ottusa inconcludenza di un vanaglorioso Presidente, in piena sindrome da happy birthday, incapace di avvantaggiarsi del suo secondo e ultimo, si spera, mandato.

Con la conseguenza che la storia potrebbe maledire Trump tanto per la responsabilità della attuale situazione di grave rischio che per quella ancora più pesante di non aver fatto nulla per scongiurarla.Il triumvirato della guerra che ostacola la pace fra Iran e Usa

 

 

 

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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