A meno di improbabili svolte negoziali, per l’Iran si prepara un week end di devastanti bombardamenti. Le prossime 48 ore potrebbero rappresentare un nuovo snodo cruciale della guerra tra Stati Uniti, Israele e Teheran, che oggi entra nel suo sesto mese.
Tutte le indiscrezioni rilanciate da diversi media americani delineano infatti uno scenario di imminente escalation, con il Presidente Donald Trump che – secondo il Wall Street Journal – avrebbe ordinato un attacco contro l’Iran con l’obiettivo di “farlo arrendere”. Una ricostruzione che confermerebbe quanto affermato da CBS e CNN, che riferiscono di un piano di Stati Uniti e Israele per porre in essere una delle offensive più pesanti dall’inizio del conflitto, con possibili raid contro infrastrutture energetiche e siti missilistici iraniani.
Rendering del probabile bombardamento congiunto di Stati Uniti e Israele sulle infrastrutture militari iraniane
La Cnn, citando due funzionari americani, sostiene inoltre che il Centcom, il Comando Centrale Usa per il Medio Oriente, abbia già predisposto diverse opzioni operative, compresa una campagna di bombardamenti della durata di circa due settimane.
“Trump ha affermato – scrive il Wall Street Journal -che uno dei potenziali obiettivi è Pickaxe Mountain , il sito sotterraneo segreto dove l’Iran avrebbe nascosto centrifughe in grado di arricchire l’uranio, secondo quanto riferito dall’intelligence israeliana.”
Pickaxe Mountain
Finora la Casa Bianca é stata cauta nell’attaccare le infrastrutture energetiche iraniane per timore che Teheran possa reagire contro gli impianti petroliferi del Golfo Persico e destabilizzare i mercati energetici globali, già sotto pressione a causa della guerra.
E in proposito, la risposta iraniana non si é fatta attendere, con Teheran che assicura di aver già predisposto un piano militare nel caso in cui Washington dovesse agire.
Il blocco navale della Marina americana nei confronti dei porti iraniani sta intanto già producendo effetti concreti: trenta navi mercantili sarebbero state costrette a deviare la propria rotta nello Stretto di Hormuz, due unità sarebbero state rese inutilizzabili e altre due abbordate dalle forze americane.
Un dato che conferma come il conflitto sia già entrato in una fase di scontro crescente per il controllo delle principali rotte energetiche e commerciali della regione. Sul fronte del Mar Rosso sembra arrivare invece un segnale di parziale distensione, con gli Houthi yemeniti che hanno smentito le indiscrezioni secondo cui intenderebbero imporre tariffe alle navi commerciali in transito nello stretto di Bab el-Mandeb, assicurando che la navigazione lungo una delle vie marittime più strategiche al mondo, a oggi, rimane libera. Una precisazione che, almeno per il momento, allontana il rischio di un’ulteriore estensione delle tensioni anche su quel corridoio commerciale.