Il conflitto tra Stati Uniti e Iran entra nel sesto mese, senza che bombardamenti, negoziati e tregue siano riusciti a interrompere agli scontri. Anzi, dopo l’ultima serie di pesanti raid americani protrattisi per due settimane sulle infrastrutture militari iraniane, sta per ripetersi l’ennesima sceneggiata dell’avvio di trattative che servono a far guadagnare tempo al regime islamico, a fargli recuperare nei bunker sotterranei la produzione di missili e droni ed a completare il programma nucleare.
Nonostante tutti gli annunci bellicosi, della serie “raderemo al suolo il paese”, come sempre il Presidente Donald Trump ci ha ripensato ed ha nuovamente affermato che esiste “una buona possibilità” per raggiungere un accordo con l’Iran, ma ha avvertito che Washington riprenderà rapidamente i bombardamenti sospesi nel fine settimana se i negoziati dovessero fallire.
“L’unico motivo per cui vogliono incontrarci e trattare é che li abbiamo colpiti molto duramente”, ha precisato. Ma ripetendo all’infinito il solito copione, l’Iran ha smentito questa ricostruzione. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha negato che Teheran abbia offerto di negoziare in cambio della sospensione dei raid e ha precisato che i contatti con Washington proseguiranno soltanto attraverso intermediari. A svolgere questo ruolo sono soprattutto Qatar e Pakistan, impegnati nel tentativo di ripristinare l’accordo di cessare il fuoco del 17 giugno, poi fallito.
Lo stop totale al nucleare e la libera navigazione nello stretto di Hormuz restano i due essenziali punti di scontro. Oltre al muro contro muro sul programma atomico, su Ormuz gli iraniani hanno unilateralmente interpretato il precedente accordo come il riconoscimento del loro controllo sulle rotte marittime. Controllo assolutamente negato dagli Stati Uniti.
I vertici militari e l’intelligence Usa sollecitano al Presidente una scelta chiara e definitiva: porre una precisa scadenza all’Iran per smantellare il programma nucleare e riaprire Ormuz ed in caso di rifiuto condurre una massiccia e risolutiva offensiva.
“Abbiamo molte funzionalità di armamenti. Vorrei averne ancora di più, a dire il vero, ma molte sono state date all’Ucraina”, ha affermato Trump riferendosi ai sistemi difensivi Patriot.

La scelta del tycoon é resa più complessa dalla visita alla Casa Bianca del Premier israeliano Benjamin Netanyahu, fortemente favorevole per evidenti esigenze elettorali interne, alla ripresa della guerra totale contro l’Iran.



