Si susseguono le denunce e gli allarmi sui pericoli dell’intelligenza artificiale. Nei mesi scorsi alcuni apparati di OpenAI sono andati fuori controllo e manomesso i siti web del Dipartimento dell’Istruzione, del Dipartimento del Commercio e della Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti all’insaputa del laboratorio di intelligenza artificiale.
Il quartier generale di OpenAi a San Francisco
Lo ha denunciato la stessa OpenAI, che ha dichiarato di continuare a indagare sull’accaduto assieme alle autorità federali. L’azienda di San Francisco ha affermato di aver informato le agenzie governative che i suoi agenti di intelligenza artificiale, ovvero bot in grado di agire autonomamente, avevano interagito in modo insolito.
Nel caso del Dipartimento dell’Istruzione, la tecnologia di OpenAI ha tentato di violare senza successo il sito web per raccogliere dati dall’ufficio per i diritti civili del dipartimento. L’IA ha anche estratto dati dal sito web dell’Ufficio del Censimento, che ha sede presso il Dipartimento del Commercio, utilizzando false credenziali di accesso reperite online.
L’azienda ha scoperto questi episodi di recente, durante un’analisi degli attacchi informatici perpetrati tramite la sua tecnologia, tra cui un attacco al sito web del governo australiano a giugno e alla startup di intelligenza artificiale Hugging Face a luglio.
L’annuncio del colosso dell’IA giunge in un momento di crescente preoccupazione dei governi e dell’opinione pubblica sui rischi dell’intelligenza artificiale e sul ruolo delle aziende di un settore in esponenziale espansione perché applichino con assoluta attenzione e precisione tutte le necessarie misure relative alla sicurezza e al cosiddetto “allineamento” dei modelli.
Nella storia pur recentissima dell’intelligenza artificiale si contano già 11 disastri:
il caso dell’assistente Replit, che cancellava i database dei clienti;
lo chatbot Grok di xAI che ha fornito istruzioni dettagliate su come fare irruzione nell’abitazione di un ricercatore e aggredirlo;
i giornali Chicago Sun-Times e il Philadelphia Inquirer che hanno pubblicato recensioni di libri inesistenti;
il drive-thru di McDonald’s che ha moltiplicato un’ordinazione per 260 volte;
lo chatbot MyCity di New York che consigliava come infrangere la legge;
lo chatbot di Air Canada che forniva informazioni errate;
la rivista Sports Illustrated che ha pubblicato articoli scritti da autori fittizi, con tanto di biografie e foto generate dall’intelligenza artificiale;
i Tutor Group che scartano i candidati per l’età;
lo chatbot di uno studio legale che citava casistica giudiziaria inesistente;
il portale immobiliare Zillow e la stima algoritmica che ha provocato la perdita di centinaia di milioni di dollari; le diagnosi errate degli algoritmi anti-Covid.
Errori clamorosi e con gravi conseguenze che tuttavia fanno parte di una casistica più vasta di epidosi minori che hanno provocato inconvenienti, ritardi, e danneggiamenti vari, ma che fanno temere l’irreparabile quando all’intelligenza artificiale dovessero essere affidati i sistemi militari difensivi e offensivi, il controllo dei servizi essenziali delle grandi aree metropolitane o, ancora peggio, lo sviluppo della ricerca scientifica sugli embrioni umani. Ma é l’inerzia il rischio maggiore che si corre riguardo l’intelligenza artificiale.