Italia amata e copiata in tutto il mondo più di ogni altro paese. Il marchio Italia vale un tesoro, in tutti i settori: dall’arte all’oreficeria, dalla moda all’agroalimentare.
In ambito agroalimentare in particolare, denuncia la Coldiretti, il valore dei falsi e delle imitazioni delle produzioni italiane supera la cifra record di 100 miliardi di euro, con un aumento di oltre il 70% nel corso dell’ultimo decennio ed una penalizzazione, per l’Italia, di almeno trecentomila posti di lavoro.
E’ l’effetto perverso della pirateria internazionale che utilizza in maniera fraudolenta parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per alimenti taroccati che non hanno nulla a che vedere con il sistema produttivo nazionale.
Nonostante il boom fatto segnare nelle esportazioni agroalimentari Made in Italy, che sioltanto nel 2018 hanno raggiunto il valore di 41,8 miliardi, attualmente più di due prodotti di tipo italiano su tre, venduti nel mondo sono falsi.
Il fenomeno del cosiddetto “italian sounding” riguarda tutti i continenti e colpisce in misura diversa tutti i prodotti: dai salumi alle conserve, dal vino ai formaggi ma anche l’olio extravergine, sughi e pasta.
A differenza di quanto avviene per la moda o la tecnologia, a taroccare il cibo italiano non sono i Paesi poveri, ma soprattutto quelli emergenti o i più ricchi, a partire da Stati Uniti e Australia.
In testa alla classifica dei prodotti più falsificati ci sono i formaggi, in special modo il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano, con una produzione taroccata che ha addirittura superato quella del Parmigiano e del Grana originali, e che reca nomi similiari, dal parmesao brasiliano al reggianito argentino fino all’ormai classico parmesan diffuso in tutti i continenti.
Ma ci sono anche le imitazioni di Provolone, Gorgonzola, Pecorino Romano, Asiago o Fontina. Tra i salumi sono clonati i marchi più prestigiosi, Parma e San Daniele, ma anche la mortadella Bologna o il salame cacciatore.
Ci sono poi finti extravergine di oliva e perfino le conserve, come il pomodoro prodotto in California e venduto in tutti gli Stati Uniti.
Infinite le falsificazioni dei vini liquori più prestigiosi. Dal Bordolino argentino nella versione bianco e rosso con tanto di bandiera tricolore al Kressecco tedesco, oltre al Barbera bianco prodotto in Romania e al Chianti fatto in California, il Marsala sudamericano.
A far esplodere il falso, che ruba all’Italia trecentomila posti di lavoro, é paradossalmente la “fame” di Made In Italy all’estero, con la proliferazione di imitazioni low cost, ma anche le guerre commerciali scaturite dalle tensioni politiche.
Come dimostra l’embargo nei confronti di Mosca, con un vero boom nella produzione in Russia di prodotti spacciati per italiani: dal salame Italia alla mozzarella “Casa Italia”, dall’insalata “Buona Italia” alla robiola, alla mortadella Milano, al Parmesan o alla fontina prodotti chissà come nel Paese di Putin.
Un ulteriore rischio di aumento esponenziale del falso Made in Italy deriva dalle misure protezionistiche e dalla chiusura delle frontiere, minacciate dal Presidente Usa Trump nei confronti dell’ Europa europei, con la pubblicazione di una black list dei prodotti da colpire per un importo complessivo di 11 miliardi di dollari.
La lista degli alimenti e delle bevande colpite comprenderebbe importanti prodotti agroalimentari di interesse nazionale come i vini, tra i quali il Prosecco e il Marsala, i formaggi, l’olio di oliva, gli agrumi, l’uva, le marmellate, i succhi di frutta, l’acqua e i superalcolici
Ma con i dazi aumenterebbero i prezzi dei prodotti italiani esportati sul mercato americano e le falsificazioni “fabbricate” sul territorio statunitense sarebbero invece molto più competitive. Basti pensare che il 90% dei formaggi di tipo italiano in Usa sono in realtà realizzati in Wisconsin, California e New York. E il pericolo del finto Made in Italy a tavola riguarda anche la Brexit, poiché nel caso di uscita della Gran Bretagna dall’Europa senza accordo, non sarebbe garantita la stessa tutela giuridica dei prodotti a denominazione di origine che, senza protezione europea, rischiano di subire la concorrenza sleale dei prodotti di imitazione.
Basta pensare ai casi, smascherati in passato in Gran Bretagna, della vendita di falso prosecco alla spina o in lattina fino ai wine kit o ai parmesan kit.
Con l’aggravante del danno d’immagine per l’Italia per le conseguenze igienico sanitarie e il disgusto provocati dagli alimenti non prodotti a norma.
Fonte: Italpress