Frontiera scuola insegnanti a perdere società in crisi

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Frontiera scuola insegnanti a perdere società in crisiby Augusto Cavadi

Girano in rete due raccolte di firme e una notizia: gli appelli riguardano la salvaguardia dell’insegnamento della storia e della filosofia; la notizia che verrà introdotto lo studio obbligatorio dell’educazione civica con un proprio monte ore e un voto specifico in pagella. Sinora, quando c’era, l’educazione civica era la sorella-cenerentola della storia e incideva poco o nulla sull’unico voto finale. 

Per più di quarant’anni – e sino a poco tempo fa –  sono stato uno dei tantissimi docenti liceali di storia e di filosofia. E, tra questi, uno dei pochissimi che dedicavano stabilmente un’ora settimanale esclusivamente all’educazione civica, provocando all’inizio diffidente stupore negli allievi che però, a conclusione del ciclo triennale, spesso mi ringraziavano per e-mail di aver loro spiegato come dovrebbe funzionare in teoria uno Stato democratico e come di fatto viene governato in base a prospettive ideologiche alternative, dal comunismo al fascismo, dal liberalismo alla socialdemocrazia. Frontiera scuola insegnanti a perdere società in crisi

Dunque dovrei essere felice degli appelli a favore delle discipline in bilico e strafelice della nuova normativa sull’educazione civica.

In parte lo sono, ma solo in parte. Perché non a pieni polmoni, perché non senza “se” e senza “ma” ?

Per una ragione così evidente, così basilare, che – come spesso avviene – tutti presuppongono e nessuno tematizza: non c’è ingegneria pedagogico-didattica che possa portare frutti incisivi se non si modifica radicalmente il sistema di arruolamento degli insegnanti. 

Dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi, per rispondere a emergenze sociali ma anche a calcoli elettorali, si è accettato che arrivassero in cattedra personaggi di ogni profilo: giovani motivati e preparati che avevano scelto, per dirla con Merleau-Pontycome mestiere la propria passione; altri meno motivati che avrebbero voluto fare altro nella vita e si erano rassegnati ad insegnare come ripiego; altri, pur desiderosi di insegnare, del tutto inadatti a farlo o per limiti intellettuali o per difetti caratteriali…Frontiera scuola insegnanti a perdere società in crisi

Risultato: le nostre scuole sono state, e sono, affollate da una variegata fauna umana dove seri professionisti devono lavorare a fianco di colleghi talora ridicoli talaltra patetici (e, in ogni ipotesi, praticamente inamovibili). Ed è da questa variopinta tipologia di docenti che provengono i dirigenti scolastici di cui racconto nel libro, pubblicato qualche anno fa, Presidi da bocciare ?

Se, approfittando dell’attuale congiuntura demografica, non ci si decide a selezionare più rigorosamente i docenti – rendendone contestualmente più ambito il ruolo con opportune migliorie salariali – anche le decisioni governative più sagge saranno frustrate al momento dell’applicazione effettiva quotidiana.

Solo persone innamorate della letteratura o della fisica, della filosofia o della biologia – e con una propensione almeno minima per la crescita complessiva delle generazioni più giovani – potranno spezzare la maledizione sinora vigente per cui ogni cosa bella che entra in un’aula scolastica , dall’Iliade all’Eneide, dai Dialoghi di PlatoneL’infinito di Leopardi, dalla teoria evoluzionistica di Darwin alla teoria della relatività di Einstein, ne esce banalizzata, abbrutita, appesantita sino alla noia.Frontiera scuola insegnanti a perdere società in crisi

Gli studenti più promettenti difficilmente si prefiggono, al momento di lasciare la scuola, di ritornarvi come insegnanti: del tutto comprensibilmente, a diciotto anni, nutrono aspirazioni migliori che inserirsi in una macchina burocratica troppo simile alla “notte” hegeliana in cui  “tutte le vacche sono nere”.

Se optano per la magistratura o per pilotare aerei avranno più difficoltà a superare le selezioni ma, una volta assunti, otterranno un ben diverso riconoscimento sociale: laddove tutto avviene come se vivere ogni giorno, per nove mesi l’anno, con dei ragazzi fosse un mestiere meno delicato, da affidare a chiunque non trovi di meglio da fare nella vita.

Così, per scoprire che la Divina Commedia può emozionare e illuminare il presente, bisognerà aspettare – tranne in rare eccezioni di missionari laici ,o generosi o masochisti , verso cui nessuna gratitudine sarà mai eccessiva – che venga a recitarla in piazza un Gassmanin tv un Benigni.

www.augustocavadi.com

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