Attacco all’Iran annullato in extremis. La nuova massiccia ondata di bombardamenti contro Teheran era programmata per la notte scorsa ma, a sorpresa, l’ordine d’attacco é stato revocato da Donald Trump con queste parole : “L’Iran e altri Paesi del Medio Oriente hanno appena chiesto di sospendere qualsiasi attacco perché sono stati concordati i termini generali di un accordo”. La Casa Bianca ha tuttavia precisato di aver fermato la nuova offensiva a patto che si raggiunga subito un accordo che preveda la completa, totale e immediata apertura dello Stretto di Hormuz e la rinuncia dell’Iran al programma nucleare.
Trump e Mohammed bin Salman
Lo stop all’avvio dell’attacco da parte di Trump é stato preceduto da un colloquio con il principe ereditario saudita, nel quale Mohammed bin Salman avrebbe espresso, sostiene il sito Axios, la preoccupazione per gli annunciati piani di colpire obiettivi energetici iraniani, in risposta all’attacco missilistico iraniano contro una base statunitense in Giordania e ai continui interventi armati contro il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.
Annuncio della ripresa dei bombardamenti da parte di Stati Uniti e Israele, a cui aveva fatto seguito la minaccia di Teheran di una rappresaglia contro impianti energetici e infrastrutture in Israele e nei Paesi del Golfo.
Secondo Axios, anche Qatar, Emirati Arabi Uniti, Turchia e Pakistan, hanno esercitando pressioni su Stati Uniti e Iran. Il sito americano ha rivelato che sabato i mediatori del Qatar hanno avuto colloqui separati col Ministro degli esteri iraniano Araghchi, l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e funzionari omaniti nel tentativo di raggiungere un accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz, colloqui in cui si sarebbero registrati dei progressi.
Lo conferma il riferimento che ne fa lo stesso Trump in un post su Truth in cui annuncia di aver “acconsentito, per il bene futuro del mondo e, allo stesso modo, per la sopravvivenza di un’Iran prospero e di successo, a annullare l’attacco” – nonostante “gli Stati Uniti” fossero “pronti all’azione” – ma “a condizione che si raggiunga rapidamente un accordo”.
Eventualità che per l’astuzia temporeggiatrice del regime degli ayatollah e l’oltranzismo dei pasdaran, lascia perplessi gli esperti di strategie politico militari. Uno go and stop che comunque determinerà un netto calo del prezzo del petrolio.
