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Auguri Papà ti saluta John Travolta

Cuore & Batticuore
Rubrica settimanale di posta storie di vita e vicende vissute

Le riflessioni di Mirella: attenzione a chi evitare

by Valeria D’Onofrio

Quando varcai la soglia dell’Arena Miramare, in quell’agosto del ‘78, sapevo già tutto, anche se non avevo visto ancora niente.  Quella musica aveva attraversato l’Oceano molti mesi prima delle immagini e, mentre le aspettavamo, ognuno ci aveva messo le sue. E io le mie.

Un doppio album, Saturday Night Fever, denso come le attese più belle, che mi aveva trascinato nel mondo dei miei sogni.

Quali? Non saprei. Non lo so cosa sognassi a 13 anni… credo solo sensazioni, impastate di ormoni scalpitanti, energia e aspettative.

Certamente nulla di concreto, considerando che alle spalle non avevo ancora nessun vissuto da rilanciare, neppure uno strapuntino da cui prendere lo stacco. E la parola Futuro, ne sono sicura, non l’avevo ancora mai pronunciata. Non riferita a me, perlomeno.Auguri Papà ti saluta John Travolta

Sulle note di quei due 33 giri, quindi, ero sospesa in una me che non sapevo neanche immaginare, ma che mi esplodeva dentro. Quelle note stavano accompagnando il mio embrione in un ipotetico, nebuloso, divenire, come si conviene ad una perfetta Original Soundtrack.

Allora lo ignoravo, ma oggi lo so, con chirurgica certezza, perché mi é sufficiente ascoltarle per ritrovarmi e riconoscermi nella mia meravigliosa “confusione perfetta”.

Il 13 marzo del 1978, finalmente, il film sbarcò nelle sale italiane. L’uomo in bianco, a grandezza naturale, troneggiava nella sua iconica posa sul manifesto del cinema dove una striscia sentenziava la mia condanna: Vietato ai minori di anni 14! Impietrita dovetti ripiegare, sapendo che, con un padre socio del cinema, mai avrei potuto attraversare inosservata la “linea Maginot” della cassa. La mia attesa era evidentemente impotente, e questo mentre in giro non si parlava d’altro, o almeno così mi sembrava: di questo John Travolta che ballava come un Dio; di una discoteca con il pavimento che si illuminava al ritmo dei Bee Gees e dei Tavares e di Yvonne Elliman e… per Giuda, non potevo mica aspettare un anno! Dovevo vedere quel film.

Auguri Papà ti saluta John Travolta
Valeria D’Onofrio e il padre

Cominciai così a dare il tormento ai miei, come solo io so fare… Finché, appunto, non arrivò il fatidico agosto… È con quello stato d’animo che, dicevo, varcai la soglia dell’Arena Miramare insieme a mio padre e mia madre. Mentre percorrevamo la discesina verso l’ingresso sembravamo quelli della pubblicità della Ignis: Gli Incontentabili!

Ci accomodammo sulle sedie di ferro del cinema (roba che ti alzavi con la sciatica) in perfetto assetto da guerra: io al centro e i miei ai lati. E la proiezione ebbe inizio.

E che ve lo dico affa’?

In quel fraseggio poetico di “vaffanc…”, accoppiamenti in macchina… mio padre guardava mia madre, che faceva finta di niente. Io mi smaterializzavo, per non essere vista e ricordata. Poi mia madre guardava mio padre per vedere se aveva sentito. E lui aveva sentito. Figurati se non aveva sentito! Finché Travolta non pensò bene di svegliarsi una mattina e infilarsi una mano nelle mutande nere per aggiustarsi le sue cose. Fu allora che mio padre, proprio con lo stesso piglio del mitico Giampiero Albertini nella pubblicità, si alzò di scatto e mi prese per un braccio per trascinarmi di peso fuori dal cinema tra strepiti e lacrime.

Come é andata a finire?

Che il film lo riproiettarono in inverno e io mi infilai nel cinema, con mia cugina, al primo spettacolo e me lo vidi due volte di seguito.

Ecco, ieri questo film ha compiuto 47 anni (nella sua vita italiana) e tu oggi ne compi 92 in quell’Altrove che non so…Ebbene, sappi che quella sera di agosto del 1978 ti ho odiato come non mai, con tutta la mia forza di adolescente, intrisa di ormoni.

Mentre oggi, da fresca sessantenne quale sono, con la stessa forza, ma ridendo di gusto, se solo potessi, ti stritolerei in un abbraccio. E allora, auguri Pà…Auguri Papà ti saluta John Travolta

maggiemusic@gmail.comPassionalmente autobiografico, ma al tempo stesso rappresentativo del rapporto psico biologico padre figlia, oltre a tracciare una sorta di bilancio esistenziale, il ricordo paterno della giornalista e autrice televisiva Valeria D’Onofrio evidenzia quanto sia essenziale l’impatto psicologico ed educativo che ha il genitore rispetto allo sviluppo delle figlie. Il rapporto padre-figlia non é connotato dagli aspetti narcisistici come quello con il figlio maschio, né dalla latente concorrenzialità rispetto al legame madre-figlia. Fra padre e figlia si instaura istintivamente un legame profondo e significativo che attraversa tutte le fasi della vita ed é destinato a crescere e svilupparsi, diventando un supporto di saggezza e di sostegno emotivo, anche dopo la scomparsa del genitore. Quasi sempre il ricordo paterno contribuisce a far superare i momenti di solitudine affettiva e le sensazioni di inadeguatezza emotiva. Tanto che nelle rispettive esistenze la storica affermazione di Euripide :“Per un padre non c’è niente che sia più caro d’una figlia”,  conserva tutta la sua profonda verità anche invertendo i protagonisti.

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Valeria D'Onofrio
Valeria D'Onofrio
Giornalista professionista, già collaboratrice di Porta a Porta e cronista parlamentare, dal 2001 al 2003 è stata vice-capo Ufficio Stampa del Ministro per le Pari Opportunità. E’ stata autrice-testi del docu-film celebrativo dei 50 anni del Concilio Vaticano II, per il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali del Vaticano e collaboratrice di Radio Rai. Qui il profilo Fb
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