“No, sul Delmastro non si può!“ : ricorda una celebre battuta dello storico Carosello, il No della Camera dei Deputati all’acquisizione da parte della Procura di Roma delle chat fra l’ex sottosegretario alla Giustizia e l’imprenditore Mauro Caroccia, ritenuto un prestanome del clan camorristico dei Senese.

Un No parlamentare sancito da 206 voti dei partiti della maggioranza governativa, FdI, Fi e Lega più gli otto deputati di Futuro Nazionale di Vannacci, che fa prefigurare l’ammucchiata elettorale alle prossime politiche. Un’alleanza negata con forza tanto da Marina Berlusconi e Forza Italia, quanto dallo stesso euro Generale.
I 133 voti favorevoli all’acquisizione delle chat roventi di Delmastro hanno invece compattato il cosiddetto campo largo formato da Pd, 5Stelle, Avs e, particolare non indifferente, anche da Azione di Carlo Calenda e Italia Viva di Matteo Renzi.
Un muro contro muro con strascichi velenosi che si estenderanno molto al di là dei telefonini branditi dai parlamentari 5Stelle davanti ai banchi della maggioranza e dalle bende sugli occhi ostentate dalla sinistra.
«Smettetela di invocare Paolo Borsellino e di fare i garantisti della domenica, é insopportabile» ha affermato il Presidente dei 5 Stelle Giuseppe Conte, che ha aggiunto «le chat di Delmastro con Caroccia non riguardano funzioni parlamentari». Un riferimento destinato ad avere un notevole peso specifico in riferimento all’eventuale conflitto d’attribuzione che potrebbe essere sollevato dinnanzi alla Consulta.
«Giustizialisti con gli avversari e ipergarantisti con i compagni di partito in Parlamento» ha poi scandito la segretaria del Pd Elly Schlein, sottolineando come il voto rispecchia l’idea che della legalità ha la maggioranza».
«La destra blinda i suoi e impedisce alla magistratura di accertare la verità» rincara la dose la capogruppo del Pd, Chiara Braga .
Per la maggioranza, il capogruppo di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami si è scagliato contro i 5 Stelle: «Fuori le chat di Conte sugli affari con le mascherine! Il leader dei 5stelle pur di attaccare Giorgia Meloni, cita il diritto di difesa dei mafiosi ! ».
Il voto e il corpo a corpo parlamentare non concludono la vicenda perché la Procura di Roma e gli esponenti dell’opposizione stanno vagliando le possibilità di sollevare un conflitto d’attribuzione fra i poteri dello Stato dinnanzi alla Corte Costituzionale.
Gli estremi giuridici per proporre un conflitto di attribuzione riguardano l’art. 68, terzo comma, della Costituzione che attribuisce alla Camera il potere di autorizzare o negare l’utilizzo di determinate prove riguardanti un parlamentare.
Tale potere, tuttavia, non é illimitato, ma deve essere esercitato secondo i criteri indicati dalla Costituzione e dalla legge n. 140 del 2003, verificando se l’atto richiesto dalla magistratura incida effettivamente sulle prerogative parlamentari.






