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Dazi collaterali: per uscirne a Trump non rimane che la guerra all’Iran

Dazi suoi, ma non solo. A pagare dazio saranno anche gli ayatollah. Assistendo alla scomposta reazione di Donald Trump contro la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha demolito il principale pilastro della politica economica del tycoon, a Teheran hanno capito che per recuperare elettoralmente faccia e credibilità a Trump non rimane altro che scatenare l’attacco contro l’Iran.

Dazi collaterali: per uscirne a Trump non rimane che la guerra all’Iran
Riunione nel bunker sotterraneo dei vertici del regime iraniano

La conseguenzialità dei dazi collaterali contro il regime degli ayatollah viene ritenuta una scelta obbligata dagli esperti di strategie politico militari.

Nonostante l’ampia maggioranza conservatrice, il fatto che la Corte Suprema abbia messo al tappeto la Casa Bianca con sei voti contro tre, ed in particolare con i voti di due giudici nominati da Trump, evidenzia infatti che il “sentiment” dell’America profonda non tollera più i ripetuti vulnus costituzionali e gli abusi di potere del 47° Presidente degli Stati Uniti. Dazi collaterali: per uscirne a Trump non rimane che la guerra all’Iran

“La decisione della Corte Suprema – scrive il Washington Post – priva il presidente di uno strumento fondamentale della sua politica estera, compromettendo la sua capacità di esercitare pressioni sui leader mondiali”. Inoltre si prospetta il baratro economico,  evidenziato – aggiunge il New York Times – “dal grande punto interrogativo su come questa scossa influenzerà il commercio internazionale e si rifletterà sui prezzi, sull’occupazione e sulla crescita nei paesi di tutto il mondo.”

Evidente dunque, commentano di analisti, che Trump non resterà con le mani in mano in attesa del disastro annunciato delle elezioni di Midterm e che per tentare di ribaltare la situazione, facendo dimenticare la clamorosa sconfitta che lo trasforma come dicono gli americani in lame duck, un’anatra zoppa,  darà il disco verde ai piani d’attacco già pronti per rovesciare il sanguinario e terroristico regime islamico dell’Iran. Dazi collaterali: per uscirne a Trump non rimane che la guerra all’Iran

Del resto le ineccepibili motivazioni di un intervento sono largamente condivise, ed anzi da tempo auspicate, dall’opinione pubblica internazionale.

Oltre ad aver massacrato più di 32 mila fra manifestanti e oppositori e a continuare a eseguire condanne a morte, la guida suprema Ali Khamenei ed i pasdaran proseguono infatti con, l’assistenza di russi e cinesi, il programma nucleare per realizzare l’atomica ed hanno decuplicato la costruzione missilistica tanto da realizzare circa 50 missili balistici al mese.

Tutti elementi che convergono a far constatare come il regime rappresenti davvero una minaccia totale, letale, concreta e crescente.

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Portaerei Gerald Ford

Appena la portaerei Gerald Ford, la più grande del mondo, superato lo stretto di Gibilterra, si posizionerà fra Cipro e Israele, il dispositivo aereo navale d’attacco sarà pronto a scattare.

Alla sesta flotta americana nel Mediterraneo, con l’apporto della portaerei Ford e dei suoi tre cacciatorpediniere di scorta, si aggiunge la portaerei Abram Lincoln che incrocia lungo le coste dell’Oman assieme ad un’altra ventina di navi da guerra della U.S. Navy.

Altrettanto imponente l’U.S. Air Force dislocata nell’area, comprendente caccia stealth F-22 Raptor, F-15 e F-16 e di cisterne aeree per i rifornimenti in volo KC-135 in grado di prolungare all’infinito il controllo diretto dello spazio aereo.

Sulla carta, con la partecipazione all’attacco dell’aviazione israeliana, il controllo satellitare e l’apporto della cyber intelligence, il regime non dovrebbe avere scampo, anche perché sono previste azioni di supporto alle eventuali azioni insurrezionali degli oppositori iraniani che si presume riescano a coinvolgere la popolazione.

Una sorta di moderna crociata antifondamentalista che si prefigge di trasformare i dazi di Washington negli strazi del regime degli ayatollah epicentro finanziario e organizzativo del terrorismo internazionale.Dazi collaterali: per uscirne a Trump non rimane che la guerra all’Iran

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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