Flotta Mar Nero e Azovstal rovinano il 9 maggio a Putin

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Flotta Mar Nero e Azovstal rovinano il 9 maggio a Putin
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A caccia di “vittorie” nel Donbass l’armata russa rimedia solo sconfitte che rovinano e smontano la propaganda putiniana incentrata sull’ “eroica” ” operazione speciale” in Ucraina per celebrare il 9 maggio l’anniversario della vittoria del 1945 sul nazismo.

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Rovine dell’acciaieria Azovstal a Mariupol

Oltre all’effetto Leningrado dell’assedio alla acciaieria Azovstal di Mariupol, che i reparti russi non riescono ad espugnare, nel Mar Nero affondano infatti una dopo l’altra anche le grandi unità della marina da guerra di Mosca colpite dalla resistenza ucraina.

Secondo Kiev al largo dell’isola dei serpenti è in fiamme la fregata Admiral Makarov, la più moderna della flotta russa dopo l’incrociatore Moskva, l’ammiraglia a sua volta colpita e affondata dagli ucraini il 15 aprile. Quattro finora le unità affondate. Dal Cremlino però dichiarano di non avere alcuna informazione in merito all’attacco.

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Flotta russa del Mar Nero

A causa delle elevate perdite al fronte, lo Stato maggiore russo sta cercando intanto di ricostituire urgentemente le proprie forze sul campo e sempre più spesso si registrano casi di coinvolgimento di soldati di leva.

Flotta Mar Nero e Azovstal rovinano il 9 maggio a Putin
Affondamento incrociatore Moskva

Finché la resistenza ucraina continuerà a impedire la conquista dell’acciaieria Azovstal, le perdite russe aumenteranno e questo interromperà i loro piani operativi nel sud del Donbass. Paradossalmente, nonostante sia da interpretare a parti inverse, il mito dei 900 giorni dell’assedio di Leningrado fra il 1941 ed il 1944 durante i quali la città resistette agli attacchi nazisti, viene utilizzato da Vladimir Putin per capovolgere la realtà e compattare la Russia nello scontro ormai a tutto campo con l’Occidente.

Oltre ai riflessi freudiani dell’effetto Leningrado, visto che l’attuale San Pietroburgo è anche la città natale del Presidente russo, vi è il singolare aspetto delle prove raccolte dagli storici su come il regime sovietico manipolò e falsificò la rappresentazione dell’assedio. Già alla fine del 1944  Mosca impartì infatti rigide direttive su come descrivere l’assedio, come raccontare l’inverno della fame, il discorso di Stalin e la “necessità” di non fare cenni agli aspetti negativi del comportamento della popolazione, come i saccheggi. Si doveva esaltare invece l’eroismo del popolo che continuava a lavorare nonostante la fame e il freddo ed omettere la descrizione delle strategie militari degli alleati, per concentrarsi solo sulle gesta dell’Armata Rossa.

Flotta Mar Nero e Azovstal rovinano il 9 maggio a Putin
Mariupol

Insomma, il tema della partecipazione alla guerra come elemento costitutivo del nuovo criterio di cittadinanza sovietica e contro la minaccia esterna come fedeltà all’ideologia di regime. Gli stessi identici elementi su cui Putin fa leva oggi. Con l’enorme differenza che questa volta gli alleati non aiuteranno i russi a vincere, ma li faranno perdere.

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