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Guerra e pace in Iran viste dal Pentagono

Nella situation room del Pentagono, un maxi schermo videowall extra large e tridimensionale con pannelli ingrandibili, aggiorna in tempo reale lo scenario complessivo dell’attacco all’Iran.

Guerra e pace in Iran viste dal Pentagono
Una delle situation room del Pentagono

Le immagini satellitari continuano a evidenziale la distruzione sistematica di silos e rampe missilistiche, siti strategici, centri radar, aeroporti, bunker del programma nucleare, depositi, attracchi marittimi e imbarcazioni militari, capisaldi delle guardie della rivoluzione, tutti centrati dai missili Usa e israeliani, dai bombardamenti aerei e dai droni.

Immagini che fanno trattenere il fiato a tutti, quando mostrano l’avvitamento di tre caccia F-15E Strike Eagle statunitensi abbattuti per errore dalla contraerea del Kuwait.

E’ un quadro d’insieme della total cyber war e dell’escalation in progress, con una schiacciante superiorità aerea e il totale controllo dei cieli, che sta azzerando tutte le capacità e le risorse belliche della repubblica islamica che ormai può contare esclusivamente sullo schieramento di truppe trincerate in bunker, ma esposte ad ogni tipo di attacco e non in grado di uscire allo scoperto in campo aperto.

Guerra e pace in Iran viste dal Pentagono
Washington, Pentagono

A Teheran, terrore e speranze da parte dei giovani, si alternano allo shock dei Pasdaran per l’eliminazione di Khamanei, che nonostante gli strepiti propagandistici degli ayatollah, ha innescato l’implosione del regime. Il vuoto di potere e la decapitazione delle strutture centrali di comando hanno provocato una frammentazione di iniziative da parte di singoli reparti di Guardiani della Rivoluzione dislocati  soprattutto nelle province periferiche che hanno reagito agli attacchi con lanci missilistici contro l’Arabia Saudita e gli stati arabi del golfo.

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festeggiamenti per l’uccisione di Khamenei nella città iraniana di Karaj

Lanci indiscriminati che si stanno rivelando un colossale boomerang perché isolano ulteriormente l’Iran, alienandogli la vicinanza di Paesi che molto si erano spesi per evitare il conflitto. “La pressione militare aumenterà esponenzialmente nelle prossime ore. Non daremo loro il tempo di riorganizzarsi sotto un nuovo comando”  affermano i comandi Usa e dell’Israel Defense Forces.  Guerra e pace in Iran viste dal Pentagono

Dal monitoraggio delle strade della capitale e delle principali città, si avverte una tragica duplice incertezza. Mentre i fedelissimi del regime, guidati dalle poche unità ancora operative delle milizie Basij, i pretoriani di Khamenei, invocano una velleitaria vendetta apocalittica, si moltiplicano i segnali di insurrezione nelle periferie e tra i movimenti studenteschi.

Giovani e gruppi di opposizione interna che sembrano voler cogliere quella che il Presidente Trump ha definito “l’occasione storica” ​​per abbattere definitivamente il regime degli ayatollah, alimentando tuttavia il rischio concreto di una guerra civile fratricida sotto la pressante onnipresenza dei jet stealth americani e israeliani.  Al Pentagono si sta valutando in proposito l’eventuale intervento di droni e se possibile, viste le distanze, anche di elicotteri blindati d’attacco Apache, a sostegno degli insorti.

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Mojtaba Khamenei

Tensioni e incertezze alimentate anche dal protagonismo di Mojtaba Khamenei, figlio della defunta Guida Suprema, che sta tentando di mobilitare le ultime frange delle guardie della rivoluzione per mantenere il controllo sul distretto governativo, scontrandosi però con la diffidenza di parte dell’esercito regolare che teme un annientamento totale in caso di resistenza prolungata.

Sono ore cruciali, fra il si salvi chi può e le faide fra le fazioni del regime. Oltre ai missili, ai caccia bombardieri e ai droni di Stati Uniti e Israele, sull’Iran aleggia infatti lo spettro del tutti contro tutti che ha caratterizzato negli anni scorsi Libano ed Iraq e che attualmente sconvolge la Libia.

Prospettiva che tanto Washington quanto Gerusalemme, nonché l’Europa, faranno di tutto per scongiurare, tentando di incardinare una situazione istituzionale condivisa ed evitare le conseguenze economiche della totale destabilizzazione petrolifera del Medio Oriente.

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Raffineria di petrolio dell’Arabia Saudita bombardata dall’Iran

Destabilizzazione soltanto in minima parte già avvertita con l’impennata dei prezzi di greggio e gas, il parziale blocco delle rotte aeree fra occidente e Asia, il marasma dei mercati finanziari e degli scambi commerciali.

I missili lanciati alla cieca dai Pasdaran contro le monarchie arabe, invece che allargare il conflitto in realtà l’hanno circoscritto alla necessità di eliminare quanto prima e una volta per tutte il regime islamico di Teheran e trasformare l’Iran in un pacifico paese, grande produttore e fornitore di petrolio per tutti.Guerra e pace in Iran viste dal Pentagono

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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