Contesti ambigui e scenari contraddittori stanno animando un paradossale dibattito sulla Nato.
Un dibattito più funzionale alla contrattazione borsistica dei future che ad una analisi reale su situazioni concrete.

All’evidentissima millantata presunzione di Donald Trump di lasciare al proprio destino di vittime della Russia di Putin i paesi europei che non si adegueranno agli investimenti militari previsti dall’adesione all’Alleanza Atlantica, é seguita un ancor più ipotetica pseudo analisi sull’opportunità che l’Italia esca dalla Nato per stringere un’alleanza bilaterale con gli Stati Uniti. Ipotesi davvero incentrata più sull’alea speculativa dei future che su effettive prospettive internazionali.
In contraddizione con l’esperienza e con l’attuale realtà geopolitica europea e americana, il paradosso più macroscopico del dibattito é che nulla di quello di cui si discute ha un fondamento contingente, ma é esclusivamente riferibile a sviluppi internazionali che non solo non sono ancora iniziati, ma che non é affatto certo che seguiranno le dinamiche date oggi per scontate.
Il teorema del dibattito sul nulla scaturisce dalle affermazioni elettorali di un Trump non ancora sicuro candidato presidenziale americano e soprattutto non ancora rieletto alla Casa Bianca.
L’insofferenza nei confronti della Nato di Trump data ormai da un decennio e con una straordinaria coincidenza di obiettivi sembra sovrapporsi alla strategia di Vladimir Putin che considera l’Alleanza Atlantica il principale, e per fortuna insormontabile, ostacolo all’espansionismo russo verso l’Europa. Espansionismo modello invasione ucraina.


