Iran frontiera del tragico maschilismo contemporaneo. Concentrati sull’ escalation putiniana della guerra in Ucraina, e presi in contropiede dagli escamotage salviniani post disfatta elettorale, i media hanno in parte perso di vista il quotidiano massacro della eroica rivolta delle donne e dei giovani iraniani.
Secondo quanto riferito dalle stesse emittenti arabe e dal canale satellitare “Al Arabiya”, le forze di sicurezza del regime fondamentalista di Theran hanno continuato a sparare contro la folla che ha inscenato cortei e proteste in quasi tutte le città e ad arrestare migliaia di persone, tra cui anche l’attivista Faezeh Hashemi Rafsanjani, figlia dell’ex presidente Ali Akbar Hashemi Rafsanjani.
Nonostante la spietata repressione, giovani e donne dell’Iran protestano da 12 giorni per la morte di Mahsa Amini, la 22enne morta dopo l’arresto effettuato dalla cosiddetta “polizia morale” perché non portava correttamente il velo.
Anche a Tabriz, la più grande città dell’Iran nord-occidentale, le forze di sicurezza del regime degli ayatollah sono state viste sparare contro la folla di manifestanti. In centinaia hanno manifestato anche nella città di Yazd, nell’ovest del Paese. Un video girato a Karaj, a nord-ovest di Teheran, mostra una donna che si toglie l’hijab in segno di protesta.
Secondo l’organizzazione non governativa con sede a Oslo, Iran Human Rights (Ihr), il bilancio della repressione delle manifestazioni supera le 100 vittime, tra cui sei donne e quattro minori, ed un migliaio di feriti.


