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Rubrica di critica recensioni anticipazioni
by Augusto Cavadi
Conclusasi l’ennesima puntata della guerra infinita fra Iran e Israele, non si interrompe invece l’immane tragedia in atto a Gaza.
Come bloccare la strage continua che quotidianamente viene compiuta nella striscia, come dire BASTA ?
Che a Gaza, innescata dai disumani massacri compiuti da Hamas in Israele il 7 ottobre 2023, sia comunque in atto una ingiustificabile strage del popolo palestinese é evidente.
Che le persone oneste vogliano far di tutto per interromperla al più presto é comprensibile.
Tutte le iniziative mirate a questo scopo sacrosanto sono ugualmente efficaci?
A mio sommesso avviso, no.
Ce ne sono di utili (più o meno) e di controproducenti (più o meno).
Per distinguere le prime dalle seconde é necessaria qualche premessa.
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Il conflitto terroristico in corso non riguarda 2 popoli (ebraico e palestinese) ma la fazione terroristica di Hamas e il premier israeliano Netanyahu: si può essere solidali con gli ebrei e avversari del governo in carica, si può essere solidali con i palestinesi e avversari della loro fazione più estremista.
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Quando due soggetti litigano in maniera feroce (ancor più se c’é un’evidente sproporzione di forze) , se il terzo osservatore ha la forza per interrompere la strage deve farlo immediatamente: salvare vite umane è la priorità assoluta. Come ipotesi esemplificativa, Gandhi stesso ammetteva che – se davvero non ci sono alternative – un omone che picchia a morte una ragazzina va bloccato anche con le armi. Aggiungeva che restare inerti a guardare “come va a finire”, è molto peggio che intervenire con la forza fisica.
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L’obiettivo ultimo dell’eventuale “terzo” in campo dev’essere comunque la ‘conversione’ (per ragioni o etiche o politiche o di mera convenienza utilitaristica) dei due soggetti in conflitto affinché la tregua immediata preceda una pace duratura perché giusta.

Ciò premesso, cosa fare in concreto?
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Se il “terzo” avesse la possibilità di pressare un bottone e distruggere i 2 eserciti in guerra, dovrebbe farlo senza distinguere “terrorismo” da “terrore di Stato” (stabilendo livelli di criminalità o addirittura dando ad alcuni la patente di eroici partigiani o ad altri di intemerati patrioti).
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Se il “terzo” avesse la possibilità di pressare un bottone e distruggere i 2 popoli in guerra (o anche uno solo: oggi suppongo gli ebrei) , non dovrebbe farlo perché sarebbe ingiusto e – in prospettiva – controproducente: “occhio per occhio rende il mondo cieco”(Gandhi).
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Poiché non esiste nessun “bottone” per distruggere i 2 eserciti in guerra, come disarmarli al più presto? Agendo per condizionare (se non è realistico scalzarli in tempi brevi):

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i governi in guerra
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i governi che li sostengono, finanziano, armano (ad esempio gli Stati Uniti d’America e i Paesi dell’Unione Europea che vedono Israele come avamposto dei loro interessi strategico-militari ed economici ai confini con i Paesi arabi a maggioranza musulmana; l’Iran che vede in Hamas il braccio armato del suo anti-sionismo)
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Al fine di condizionare i due protagonisti della strage di Gaza, Hamas e Netanyahu, bisogna ridurre al minimo i rispettivi consensi elettorali (quali che fossero al momento della loro elezione) lavorando sull’opinione pubblica palestinese e israeliana. Più precisamente:
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sostenendo con tutti i mezzi (anche finanziari) le opposizioni interne
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sostenendo in particolare i circoli e i movimenti (che già esistono!) nonviolenti che, a costo di processi e pene estreme, esercitano l’obiezione di coscienza sia rispetto al reclutamento dello Stato d’Israele sia rispetto al reclutamento di Hamas
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rivolgendosi a quelle maggioranze silenziose e impaurite (sia in Israele che in Palestina) che, poste dai rispettivi governi di fronte al falso aut-aut (o la resa o la distruzione del nemico in armi), restano paralizzate o propendono per la distruzione totale del nemico.
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Le manifestazioni, i cortei, i concerti, le catene di digiuno, le veglie di preghiera, le fiaccolate, i sabotaggi di industrie e di navi…possono davvero convincere i palestinesi a “liberarsi” da Hamas e i cittadini israeliani a liberarsi da Netanyahu?
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E possono convincere gli italiani, gli europei, gli statunitensi a “liberarsi” dai governi che dal 1948 a oggi hanno unilateralmente appoggiato Israele?
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A mio avviso, sino a quando saranno manifestazioni ‘totalitarie’ (a favore o contro tutta la Palestina, senza distinguere il popolo palestinese dai criminali terroristi di Hamas e a favore o contro tutto Israele, senza distinguere tra il popolo ebraico dai criminali che esercitano il terrore di Stato agli ordini dei partiti al potere) e ‘unilaterali’ (condividendo tutte le ragioni di una parte e negando tutte le ragioni dell’altra parte) le possibilità di scuotere le coscienze, di alterare gli attuali schieramenti parlamentari, di incidere nelle decisioni politiche che contano, sono vicine allo zero.
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L’opinione pubblica mondiale può risultare condizionante (sull’elettorato e sui governi dei Paesi in guerra) nella misura in cui riesce a comunicare l’equidistanza dai governi e l’equivicinanza ai popoli (anche se, in altre fasi, questi abbiano potuto contribuire con il voto o con l’astensione all’avvento al potere dei rispettivi governi).


