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Rubrica di critica recensioni anticipazioni
Più di Gandhi, John Kennedy e Martin Luther King assassinati in contesti nazionali, quello di Enrico Mattei può essere considerato il primo grande delitto globale.

Per eliminare il profetico Presidente dell’Eni entrarono in competizione infatti americani, inglesi e francesi. Ma mentre gli anglo americani stavano ancora preventivamente programmando finti assalti di ribelli nazionalisti fra le dune dei deserti nordafricani o mediorientali, l’allora Sdece, l’ intelligence estera di Parigi, riuscì il 27 ottobre del 1962 a fare esplodere una carica che fece precipitare l’aereo sul quale viaggiava Mattei nelle campagne pavesi di Bascapé, proprio nel bel mezzo di temporale con tuoni e fulmini.

Sulla base delle perizie scientifiche é stato dimostrato che il bimotore, trasformatosi in una palla di fiamme, precipitò per lo scoppio di una modesta quantità di esplosivo posizionata nel cruscotto e collegata all’apertura dei carrelli nella fase d’atterraggio.
A Catania, da dove l’aereo di Mattei era decollato per Milano, chi l’aveva sabotato conosceva il velivolo alla perfezione: la casa costruttrice del Morane Saulnier MS 760 dell’Eni era la stessa degli aerei in uso alle forze armate francesi…

A scoprire che non si trattava di un incidente e a trovare tutte le prove dell’attentato fu, alla fine degli anni 90, il Pubblico Ministero di Pavia Vincenzo Calia.
L’ultima accusa molto dettagliata nei confronti dei servizi segreti francesi e i vari moventi dell’omicidio del Presidente dell’Eni, che era sul punto di dare una svolta di grande rilevanza internazionale alla politica energetica dell’Italia, rappresentano la parte più interessante e inedita rispetto alla numerosa pubblicistica d’inchiesta sull’attentato, di “ Lampi sull’Eni-Il piano per assassinare Enrico Mattei”, edito da Feltrinelli, l’ultimo libro scritto dal magistrato che avviò l’inchiesta rivelatrice, Vincenzo Calia , ora in pensione, e dal giornalista Giuseppe Oddo, storica firma del Sole 24Ore.
Perché l’intelligence francese anticipò gli anglo americani o venne mandato avanti ?

Parigi era al corrente che Mattei, dopo aver segretamente finanziato la lotta per l’indipendenza dell’Algeria, il 6 novembre del 1962 avrebbe firmato un accordo col neo Presidente dell’ex colonia francese Ben Bella che conferiva all’Eni lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi del Sahara, estromettendo la società statale della Francia.
“Lampi sull’Eni” evidenzia quanto fosse dirompente la sfida lanciata da Mattei in Iran, in Egitto e in Maghreb: non più “fifty-fifty” dei proventi delle estrazioni, bensì il 75% al paese produttore e 25 per cento all’Eni. Una rivoluzione inimmaginabile per quegli anni, che lo fece diventare il nemico numero 1 dei cartelli del petrolio di Stati Uniti, Regno Unito e Francia.
Con la sostanziale differenza, rispetto ai francesi, che il Presidente dell’Eni parallelamente all’alleanza strategica con l’Algeria indipendente aveva avviato trattative per un accordo complessivo con le cosiddette Sette sorelle anglo americane. Trattativa che l’amministrazione americana di John Kennedy approvava e condivideva.
Inoltre, rivela il libro, gli Stati Uniti non avrebbero mai assassinato uno di loro, perché il giornalista di Time, William McHale, che volava quella notte con Mattei e morì nell’attentato, era un agente della Cia sotto copertura.

Rivelazione che si aggiunge agli inquietanti riferimenti a tutte le vicende e ai personaggi che hanno ruotato negli anni attorno all’omicidio Mattei. Da Eugenio Cefis, che ribaltò letteralmente la rivoluzionaria politica energetica del predecessore, e su cui si sono allungate le ombre di un coinvolgimento diretto, a Mauro De Mauro il giornalista del quotidiano L’Ora di Palermo sequestrato e fatto sparire dalla mafia il 16 settembre 1970 mentre lavorava fra l’altro per conto del regista Rosi sui due giorni trascorsi in Sicilia da Mattei prima di morire a Bascapè.
Fino a Pierpaolo Pasolini e al suo incompiuto libro denuncia “Petrolio”, del quale il giudice Calia scopre e pubblica interi brani inediti. Capitoli tratti da un misterioso libro del 1972, “Questo è Cefis”, scritto da un certo Giorgio Steimetz, uno pseudonimo, e pubblicato da una casa editrice semisconosciuta. Un libro misterioso perché non ne esisteva copia neppure nelle biblioteche nazionali di Roma e Firenze.
Oscure trame incrociate che fanno riemergere i sospetti che anche quello di Pasolini sia stato un delitto premeditato, mascherato da aggressione passionale. Verità senza giustizia, ma che hanno lasciato grandi eredità.
Profetica quella di Enrico Mattei, protagonista di un’Italia appena liberata della quale stava ricostruendo la credibilità internazionale, anticipandone il ruolo di baricentro politico, economico ed energetico del Mediterraneo.


