Cuore & Batticuore
Rubrica settimanale di posta storie di vita e vicende vissute
by Adriana Piancastelli
Tempo d’estate: ore d’oro, stagione di tramonti, sapore di sale, onda su onda, amori caldi e brevi, promesse meravigliose e mai mantenute.
Letteratura basic per canzoni, novelle, storie, scenografie e film di vario genere.
Estate 2025 a Roma: asfalto gommoso, strade bucate dai lavori appena iniziati per un Giubileo che é già alla fine, turismo extra popolare di personaggi in cerca di selfie che comprano solo ventagli cinesi con la originalissima scritta “che cazzo di caldo!” e calamite Made in India o in Vietnam con Colosseo e Bocca della Verità di una strana lega sintetica anticata.
Aria ferma con un vago retrogusto di immondizia decomposta al sole per la felicità di gabbiani onnivori golosi e obesi.
Negozi vuoti con vetrine piene di robaccia fast fashion che non viene neppure guardata dagli spagnoli numerosi e rumorosi in cerca di Zara o Mango per rimandare qualche euro a casa.
Zero trasporto pubblico.
Con l’alibi del Giubileo le rare metropolitane saltano corse e fermate per la gioia degli scippatori zingari non più in divisa da zingari.
Trecce di gente sudata alla fermata dei bus con la domanda continua:
“ Ma perché hanno tolto le tabelle degli orari ?” E arriva puntuale la desolazione romana: “ Perché se so’ vergognati signo’ erano più false de ‘na banconota da tre euro”. Vero.
Esistono autobus che passano ogni 70 minuti, poi all’improvviso vanno in overdose da carburante e ne arrivano due di seguito; nessun sorriso, il prossimo é tra 68 minuti.
Ma non é solo un caso, nella Capitale di fine luglio é la regola.
Il Giubileo 2025 ha regalato alla città più sonnolenta d’Italia la pedonalizzazione di Via Ottaviano contemporaneamente al tempismo assoluto della moltiplicazione di supermercatini Made in Bangladesh, negozietti di magneti, borse di stoffa e magliette con scritte volgari o allusioni stupide ed i soliti calendari con il prete bonazzo biondo e ammiccante che invita a peccare piuttosto che a pregare.
Ovviamente cartacce e vassoietti unti di pizza o fast food imperversano ovunque, insieme ai residui vuoti di coni comprati in una qualsiasi delle centinaia di gelaterie in franchising stracolme di creme colorate, insapori e gonfie di aria: due palline di pseudo gelato partono da tre euro, per tre palline e un pò di panna spray si arriva anche a cinque.
Se per caso qualcuno avesse un anelito religioso e volesse rifugiarsi nell’ombra di una chiesa…meglio ricordare che Dio é ovunque perché la maggior parte delle chiese chiude dalle 12 alle 18/19, per quelle poche che aprono per il rito che si chiamava messa vespertina.
Per i momenti di caldo insopportabile c’è sempre l’oasi supermercato.
Olezzo di pesce e di frutta non proprio fresca di raccolta sono gratuiti come l’aria condizionata, ma meno gradevoli.
Poi, se chi vive a Roma ha un’improvvisa voglia di mare che fa?
Va ad Ostia e scopre il declino assoluto di quello che anni fa era stato spacciato come “il mare di Roma”.
Ostia é diventata drammaticamente brutta.
Molti stabilimenti sono ridotti a scheletri di legno e cemento dopo gli incendi dolosi. Altrettanti sono non disponibili al pubblico per l’apposizione di sigilli per provvedimenti di sequestri giudiziari da abusi o altre irregolarità, qualche cabina sopravvive in strisce di sabbia rubate al mare che si é ripreso l’arenile nonostante le orribili aggiunte di sabbia grossa e sassi di origine fluviale.
Ovvio che quando si trova il lido disponibile lettini e ombrelloni costano come a Forte dei Marmi, senza neppure il mercatino del cashmere.
E a proposito di mercati, il romanissimo mercato ex piazza Vittorio é ormai dominio assoluto di immigrazione asiatica di ogni nuance di colorazione epidermica e di ogni genere di frutta o verdura spesso sconosciuta e di cui si ignora provenienza e sapore.
Il problema reale é l’ “immagine fotografica” della città che non é un lamento nostalgico o il desiderio di tornare ad un passato irripetibile.
Ma perché Roma deve continuare a vivere sugli invivibili luoghi comuni da cartolina?
Perché il Colosseo, Fontana di Trevi o i Fori Imperiali devono essere il prodotto da svendere in una fermata da Costa Crociere o da Bus turistico a due piani?
Resta certamente una delle città più belle del mondo, ma é senza anima.
E’ stato rubato il cuore di Roma, insieme al ponentino e al silenzio di certe estati piene di grilli, di cicale, di stelle e di sogni che restano solo in qualche vecchia canzone o in un film in bianco e nero.
Roma caput mundi e contemporaneamente kaput pà monnezza e l’overtourism? Si, purtroppo piange il cuore e fa storcere il naso, constatare quotidianamente l’altra faccia di una Capitale fra le più belle ed insieme fra le più sporche e caotiche città del mondo. Una grande bellezza storica e cinematografica, dove spesso si vive “impastati de mmerda e dde monnezza”, come dice un verso del grande poeta romano Gioacchino Belli. Un degrado mortificante che trasforma Roma in una metropoli lercia, insicura, abbandonata. Tanto che le buche, l’asfalto truffaldino, i marciapiedi sconnessi e le erbacce lungo molte strade, fanno tornare alla mente l’amara ironia della poesia che un’altro storico poeta del dialetto romanesco, Trilussa, dedicò metaforicamente ad Attila:
“Attila, er Re più barbero e feroce,
strillava sempre: — Dove passo io
nun nasce più nemmanco un filo d’erba:
sò er Fraggello d’Iddio! —
Ma, a l’amichi, diceva: — Devo insiste
su l’affare dell’erba perché spesso
me sò venuti, doppo le conquiste,
troppi somari appresso”.




