La svolta dopo l’incontro in Scozia fra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e quella della Commissione europea Ursula von der Leyen.
L’intesa, siglata al termine di un incontro bilaterale tra il presidente Trump e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, delinea impegni economici di vasta portata. “L’Unione europea accetterà di acquistare dagli Stati Uniti energia per un valore di 750 miliardi di dollari; accetterà di investire negli Stati Uniti 600 miliardi di dollari in più di quanto stiano già investendo”, ha annunciato Trump.
Questi i punti chiave: l’architettura dell’accordo prevede una “tariffa uniforme per le automobili ,farmaci generici e tutto il resto fissata al 15%.
Tuttavia, Trump ha precisato che per quanto riguarda l’acciaio e l’alluminio “la situazione resta com’è” cioè con i dazi al 50%. Il presidente ha inoltre aggiunto che l’UE “accetterà di aprire i loro Paesi al commercio a dazi zero” per gli Stati Uniti e di “acquistare una grande quantità di equipaggiamento militare”, lodando la qualità della produzione americana nel settore.
Il settore farmaceutico non farà parte dell’eventuale accordo tra Stati Uniti e Ue sui dazi, ha spiegato Trump. “Fondamentalmente i prodotti farmaceutici non ne faranno parte, perché dobbiamo produrli negli Stati Uniti.
Situazione problematica invece per il settore enologico, in particolare quello italiano. “Con i dazi al 15% il bicchiere rimarrà mezzo vuoto per almeno l’80% del vino italiano”, ha affermato il Presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi.
Il danno stimato per le nostre imprese si aggirerebbe sui 317 milioni di euro cumulati nei prossimi 12 mesi, mentre per i partner commerciali d’oltreoceano il mancato guadagno salirà fino a quasi 1,7 miliardi di dollari.
Lamberto Frescobaldi
Sempre secondo l’Unione Italiana Vini, il danno salirebbe a 460 milioni di euro qualora il dollaro dovesse mantenere l’attuale livello di svalutazione.
Per Frescobaldi, comunque, “con l’accordo di oggi in Scozia fra i presidenti Trump e von der Leyen si é almeno usciti da un’incertezza che stava bloccando il mercato, ma ora sarà necessario assumersi il mancato ricavo lungo la filiera per ridurre al minimo il ricarico allo scaffale. Secondo le nostre analisi – ha proseguito Frescobaldi – a inizio anno la bottiglia italiana che usciva dalla cantina a 5 euro veniva venduta in corsia a 11,5 dollari, ora tra dazio e svalutazione della moneta statunitense, il prezzo della stessa bottiglia sarebbe vicino ai 15 dollari.
“ Per l’Osservatorio Uiv, il conto si fa molto più salato alla ristorazione, dove la stessa bottiglia da 5 euro rischierà di costare al tavolo negli Stati Uniti, con un ricarico normale, circa 60 dollari.
Insomma, nessuno brinderà all’accordo sui dazi fra Stati Uniti ed Europa.