Libia disastrata Libia tormento dell’Italia

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Libia disastrata Libia. Buco nero di una guerra infinita e del latente terrorismo nel Mediterraneo, tormento e complesso di colpa dell’Italia. Alimentate da mesi dagli askerler turchi e dai sedicenti contractors russi, dai commandos di Haftar e dai miliziani delle oltre 300 fazioni tribali, le tensioni e gli interessi inconfessabili sono nuovamente esplosi con la nomina da parte dello pseudo Parlamento libico di un nuovo Premier, Fathi Bashagha, che contende la premiership ad Abdel Hamid Dbeibah riconosciuto dall’Onu.

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Fathi Bashagha

L’ulteriore faida politica sta provocando una deriva che rischia di incanalare il paese verso una sorta di incontrollabile somalizzazione. Dopo oltre un decennio di conflitti e instabilità, dal dopo Gheddafi alla sostanziale divisione fra il Governo di Tripoli e il Parlamento libico di Tobruk, il rinvio delle elezioni per riunificare il paese e il colpo di mano della sostituzione del Premier, riconosciuto dalle Nazioni Unite e dall’Europa, determina una pressoché insanabile deflagrazione della già incandescente situazione.

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Abdul Hamid Dbeibah

“Oltre alla tragica esasperazione del tutti contro tutti la Libia sconta anche il grave errore della mancanza di un decisivo intervento della comunità internazionale” afferma l’analista di strategie geopolitiche e militari Michela Mercuri, docente di Storia Contemporanea dei Paesi mediterranei ed esperta di Libia.

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Michela Mercuri

In che senso?

E’ necessario agire, convincendo l’Europa ad andare oltre le “conferenze-passerella”, adottando iniziative concrete a cominciare dal sud della Libia e dai porosi confini meridionali.

Situazione?

La situazione in Libia è estremamente parcellizzata e il Paese si trova sempre più diviso. Da un lato ieri il parlamento libico, che ha sede nella città orientale di Tobruk, ha annunciato la nomina di un nuovo primo ministro della Libia, l’ex ministro dell’Interno Fathi Bashagha, vicino alle forze di Misurata, dall’altra  Dbeibah, che è a capo di un governo ad interim che opera da Tripoli, ha detto di non avere alcuna intenzione di rinunciare al suo incarico. Di nuovo due governi in competizione dunque a dividere il Paese. Non solo. La Libia è un Paese in armi, controllato da decine di milizie i cui interessi spesso non coincidono con la volontà dei leader politici delle aree che i combattenti controllano.

Scenari?

E’ evidente che  nel Paese stanno avendo la meglio “quelli che preferiscono il potere delle pallottole al potere delle urne”. La Libia, inoltre, è uno Stato consociativo in cui gran parte dei “signori della guerra”, degli attori politici in campo e delle milizie beneficia dell’attuale sistema corruttivo per i più svariati motivi, dai traffici illeciti di ogni tipo, compreso quello dei migranti, alle estorsioni di fondi pubblici, specie di quelli derivanti dai proventi petroliferi. E’ evidente che pochi nel Paese hanno un reale interesse a perdere le loro porzioni di potere ed è stato questo uno dei motivi della lotta tra attori locali che si è acuita all’avvicinarsi della data elettorale.

Ingerenze estere?

Alla deriva in corso va aggiunta la pervasività di attori esterni, come Russia e Turchia, ancora presenti in Libia con gli stivali sul terreno, che hanno tutto l’interesse al mantenimento dello status quo. Nel Paese ci sono ancora migliaia di soldati turchi, o miliziani siriani filo-turchi reclutati nel Nord della Siria per combattere a fianco del governo di Tripoli. Ci sono anche i mercenari del gruppo Wagner, inviati dalla Russia per supportare l’Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar. Sia la Russia che la Turchia hanno investito un enorme capitale politico, militare e finanziario in Libia ed entrambi i Paesi intendono ottenere importanti ritorni geopolitici e materiali. I turchi da una parte e i russi dall’altra come reagirebbero alla vittoria di un candidato non in grado di garantire i loro interessi e le loro aspirazioni? E’ evidente che, piaccia o meno, le Nazioni Unite non potranno prescindere dall’inclusione di questi attori nei futuri dialoghi per la stabilizzazione del Paese.

Ruolo dell’Italia?

Che dire…? l’Italia ha  fortissimi interessi, politici, economici e sociali legati alla stabilizzazione del quadro libico.  Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha ricevuto lo scorso dicembre a Roma l’omologa libica Najla Al Mongush. Nell’occasione è stato ribadito il nostro sostegno per una molteplicità di obiettivi, tra cui il ritiro dal Paese dei contractor militari stranieri, una più stretta cooperazione con le istanze delle Nazioni Unite e il sostegno al processo elettorale. Propositi pienamente condivisibili, ma su cui sarà fondamentale non limitarsi a parlare….Libia disastrata Libia tormento dell’Italia

 

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