Intersecazione fra suasion e capacità di realizzare la propria volontà, ovvero il potere in tutta la sua essenza di civil servant e di figura chiave delle istituzioni, Gianni Letta varca imperturbabile la soglia dei novanta anni con una inalterata agilità fisica e la composta attitudine di sempre di muoversi al momento opportuno per raggiungere un obiettivo palese ed un contestuale invisibile effetto.

Protagonista dagli anni ‘70, prima come giornalista e Direttore del Tempo, poi come uomo ombra di Silvio Berlusconi, di tutte le sfaccettature del potere, da quello carismatico a quello economico, dall’intelligence all’esecutivo, fra il 1994 ed il 2011 é stato per tre volte Sottosegretario del Consiglio dei Ministri ed Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica dei governi presieduti dal leader di Forza Italia.
Di quel decennio ha conservato l’aurea dello stratega sul quale aleggiava l’interrogativo se dietro il Cavaliere ci fosse Gianni Letta oppure se invece dietro Letta ci sia stato Berlusconi.

Considerato l’ultimo re della Roma di Renato e Maria Angiolillo, Cesare Geronzi e Giulio Andreotti, tramontato lo storico centro destra con Bossi, Fini e Casini, scomparso nel giugno del 2023 Silvio Berlusconi, l’eminenza azzurrina o l’ombra del potere come lo definì Francesco Cossiga, non é affatto uscito di scena ed ha mantenuto un ruolo di maître à penser e di regista di collegamento fra gli eredi del Cavaliere, i vertici di Forza Italia ed i palazzi delle istituzioni.
Mai candidatosi a parlamentare, ha governato ed esercita il potere in silenzio, al massimo interrotto da un grazie. Ma chi commette l’errore di considerarlo un grand commis é destinato all’oblio perché l’immedesimazione del potere in Gianni Letta é tale da assicurargli sempre un dopo decisivo. Un dopo inscritto nell’esperienza e nella conoscenza.




