Era nato sotto le bombe del 1945 Marco Benedetto, figura di primissimo piano del giornalismo, dell’editoria e della comunicazione, e per tutta la vita ha combattuto nell’agone editoriale per la libertà di stampa e dell’informazione. Un guerriero colto di sorpresa dalla morte nel sonno.
”Come a voler essere un triste segnale di avvertimento per l’informazione, nel giorno più drammatico per Repubblica” – scrive sui social l’ex parlamentare del Pd Michele Anzaldi – “se ne va uno degli storici amministratori del giornale. A raccontare la sua storia e l’epopea de La Repubblica di Marco Benedetto sarà domani il Corriere della Sera“.

Giornalista professionista dal gennaio del 1968, aveva iniziato la sua attività professionale alla sede genovese dell’Agenzia Ansa per la quale era poi diventato corrispondente da Londra.
Arcigno e comunque leale e corretto manager, ma soprattutto grande innovatore – a La Stampa fu il primo in Italia ad introdurre l’uso dei computer in redazione e a Repubblica il primo ad inserire il colore – per oltre mezzo secolo é stato uno dei principali protagonisti dell’informazione italiana.
Fra i suoi molti incarichi quello di capo ufficio stampa della Fiat, amministratore delegato della Stampa e amministratore delegato del Gruppo Espresso-Repubblica negli anni del trionfale debutto in Borsa del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari e Carlo Caracciolo.








