Mediterraneo nuovo fronte della crisi ucraina

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Mediterraneo nuovo fronte della crisi ucraina2
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Truppe Nato rischierate in Germania, Polonia e Romania, una flotta da guerra Russa che pattuglia il  sud est del Mediterraneo meridionale fra la Sicilia e la Grecia. Mediterraneo nuovo fronte della crisi ucraina2Dal Baltico, al Mar Nero, alle coste fra Lampedusa, Malta e l’Egeo, il braccio di ferro fra Mosca e l’occidente è al limite dello strike. Un attacco difensivo o offensivo che, dopo 77 anni, farebbe riesplodere un conflitto armato in Europa e lungo le rotte commerciali. Una fiammata bellica di cui nessuno può prevedere gli sviluppi.

“E’ ormai evidente che sono in atto una serie di prove di forza, quasi un test, sulla capacità di potenza militare”,  spiega l’analista Arduino Paniccia, docente di studi Strategici e Presidente della Scuola di Competizione Economica Internazionale di Venezia.

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Arduino Paniccia

Sul fronte sud la flotta russa è monitorata da una task force Nato della quale fa parte la portaerei americana Truman, ma quale la situazione ai confini dell’Ucraina ?

” C’è un’accelerazione delle tensioni. E’ in atto una nuova turbolenta fase, caratterizzata dalla contemporaneità della più grande pandemia dell’era moderna. Un ciclo che segna inevitabilmente la fine della stagione post caduta del muro di Berlino, una stagione caratterizzata dalla certezza della pace, l’adesione generalizzata alle democrazie, una visione nella quale finanza, economia, scienza e tecnologia avrebbero avuto assolutamente la meglio sui blocchi militari e la corsa agli armamenti, che avevano contraddistinto la guerra fredda.”

Ma la Russia è in grado di sopportare economicamente l’escalation militare e di sostenere eventualmente un conflitto? 

E’ evidente che Putin intende tenere in mano l’iniziativa sul fronte esterno, rinsaldare la sua popolarità in declino sul fronte interno e mantenere stretta l’alleanza con la Repubblica Popolare Cinese, già sancita da ormai oltre un decennio nell’ambito dell’Organizzazione  Shanghai Cooperation Organisation.Mediterraneo nuovo fronte della crisi ucraina

Chance diplomatiche?

Il filo delle trattative non è interrotto, né nessuna delle parti ha abbandonato il tavolo diplomatico in atto. Ma la Russia, sostanzialmente, non vuole che ai suoi confini diretti non solo stazionino truppe e armamenti della Nato, ma neanche missili e basi militari.

Contraccolpi per l’Europa?

La temuta chiusura dei rubinetti del gas da parte della Federazione Russa renderebbe critico l’inverno alle famiglie di mezza Europa ma, e questo è l’aspetto più strategico, anche per la Russia, che fornisce il 40% del gas all’Europa, la perdita per i mancati introiti avrebbe un impatto enorme sul bilancio e, quindi, sulla sopravvivenza della Federazione che, come sappiamo, vive di vendite di energie e di armamenti.

Analisi strategica?

Il  primo punto da sottolineare è che la questione del gas non è solo a svantaggio dell’Europa, ma va valutata in forma strategica. Il secondo punto riguarda più propriamente il pericolo dell’invasione. E’ molto improbabile che Mosca non abbia valutato tutti gli svantaggi e i rischi di una offensiva in Ucraina, compreso quello più volte richiamato di un governo filorusso instaurato contro un fortissima opposizione popolare.

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Vladimir Putin

E dunque?

Il vero obiettivo è che non avvenga la paventata adesione dell’Ucraina alla Nato e, nel breve-medio periodo, che l’Ucraina resti anche al di fuori dell’Unione Europea. La riflessione strategica vera alla base di questo nuovo scontro tra potenze è che l’Occidente, i suoi Governi e i suoi Stati Maggiori devono considerare il fronte euroasiatico come sempre più unico, con tutto quello che ne deriva dal punto di vista delle decisioni politiche, militari e diplomatiche

Ruolo dell’Italia?

Se da un lato Putin assicura a Draghi che non farà mancare il gas all’Italia, dall’altro la presenza della flotta russa ricorda che per tutte le vicende nordafricane, al contrario di un tempo, non esiste solo la flotta Nato ma, oggi, bisogna tener conto che nel Mediterraneo ci sono le basi marittime che ospitano navi militari russe, dalla Siria fino alla Libia, passando per l’Egitto.

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