by Arduino Paniccia
La possibilità che il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump inviti Vladimir Putin e Xi Jinping al prossimo summit del G20, previsto a Miami dal 14 al 15 dicembre 2026, non é solo un’ipotesi azzardata, ma un timore concreto.

La notizia circola con circospezione nelle cancellerie mondiali ed è stata accolta con forte irritazione soprattutto in Europa e dai Paesi asiatici alleati dell’Occidente, come Giappone e Corea del Sud.
Il messaggio agli europei é netto: se vi sarà una pace con Putin, saranno Trump e gli Stati Uniti a gestirla. All’Europa rimarrebbe un ruolo secondario nel sostegno all’Ucraina e, soprattutto, nella definizione dell’accordo.
Ma al G20 siederebbe anche la Repubblica Popolare Cinese, che avrebbe accolto con sorpresa l’ipotesi dell’invito.

Trump tenta da tempo di dividere Mosca e Pechino, unite ancora più strettamente dalle guerre in Ucraina e in Iran. Finora non vi è riuscito.
Riportare Putin al tavolo delle potenze mondiali, riconoscendogli un ruolo allo stesso livello degli altri leader, rappresenta l’ultimo, pregnante tentativo.
In questa chiave diventano più leggibili anche i movimenti diplomatici e le continue dichiarazioni delle ultime settimane, compreso il misterioso viaggio del direttore della CIA, John Ratcliffe a Mosca: iniziative in realtà legate soprattutto alla necessità di superare le problematiche connesse alle prossime, imprevedibili elezioni americane di midterm.


