by Gianfranco D’Anna
Senza voler scomodare la relatività ristretta di Einstein, non si può negare un nesso causa-effetto fra la possente denuncia che “la guerra d’aggressione é un crimine” del discorso di domenica di Mattarella a Berlino e l’improvviso sconvolgimento due giorni dopo degli scenari politici dei circa 61 metri sul livello del mare del Colle del Quirinale, trasformatisi nelle cime tempestose dell’Himalaya.
E’ l’immediatezza dell’inquietante attacco trasversale mediatico, prima ancora che politico, alla Presidenza della Repubblica a rilanciare gli interrogativi sulla conseguenzialità delle implicite parole di condanna nei confronti della Russia di Putin espresse dal Capo dello Stato al Bundestag tedesco: “Va ribadito con risolutezza – ha esclamato con fermezza Sergio Mattarella – la sovranità di un popolo non si esprime nel diritto di portare guerra al vicino. La volontà di avere successo di una nazione non si traduce nel produrre ingiustizia. La guerra di aggressione è un crimine.”
Una condanna senza appello preceduta fin dal febbraio del 2022 da tutta una serie di interventi di esecrazione e di denuncia nei confronti di Mosca per l’invasione dell’Ucraina, espressi dal Presidente della Repubblica.
Più volte pubblicamente attaccato da Mosca, il Capo dello Stato potrebbe essere ora al centro di una ritorsione, per così dire ibrida, sviluppatasi sul filo di un’intervento occulto di monitoraggio e intercettazione dei collaboratori del Quirinale ed esplicitato all’indomani della riunione del Consiglio Supremo di difesa, un vertice ulteriormente critico nei confronti della Russia, attraverso le parole carpite proprio al segretario del Consiglio supremo di difesa, Francesco Garofani.
Espressioni relative al contesto politico interno e che quindi si prestavano ad innescare un polverone politico, insinuando complotti e ingerenze, ma che escludendo gli scenari internazionali consentivano di non far nascere dubbi sui mandanti ed i veri scopi dell’operazione coperta.
Sono la tempistica e le modalità delle informazioni fatte pervenire a vari quotidiani a suscitare infatti non pochi interrogativi ed a determinare l’esigenza di accertamenti.
Secondo l’ipotesi Der Berliner Draht, del filo da Berlino, la politica italiana si sarebbe sovrapposta per interessi di partito al titolo di prima pagina su un presunto complotto preventivo contro gli assetti parlamentari e gli eventuali esiti elettorali.








