San Francesco Marchesi e il Paradiso vista Inferno

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San Francesco Marchesi e il Paradiso vista Inferno
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P  A  G  I  N  E

Rubrica di critica recensioni e anticipazioni

San Francesco Marchesi e il Paradiso vista InfernoLatinista, cattedratico, politico, geniale e controverso: quante vite ebbe Concetto Marchesi? «Era sempre stato il più pessimista e solitario di tutti i comunisti» lo definì  Italo Calvino in una lettera a Elena Croce.

Ma chi fu veramente Marchesi? Il “più audace dei pensatori moderni”, come lo definì Palmiro Togliatti, o piuttosto  “un grande partigiano”, come polemicamente rivendicò Pietro Secchia?

Nel saggio “Il sovversivo. Concetto Marchesi e il comunismo italiano” (Laterza) Luciano Canfora, Professore emerito dell’Università di Bari, curatore dei “Quaderni di storia” e collaboratore del Corriere della Sera, affronta la figura di uno dei personaggi più controversi della sinistra italiana.

Di Concetto Marchesi (1878-1957) può dirsi che ebbe due vite: quella vera, di uomo di genio, con la sua grandezza, e le sue debolezze e zone d’ombra, il suo fiuto politico, il suo pessimistico individualismo. E quella, artificiosa, del mito postumo.

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Concetto Marchesi

L’esperienza che segnò tutta la sua vicenda fu la resa, e poi l’adesione, al fascismo della maggioranza degli italiani. Marchesi convisse col fascismo nella difficile posizione dell’oppositore ‘dormiente’, unico esponente dell’alta cultura italiana legato al disciolto, ma mai annientato Partito comunista. Intanto maturava in lui l’opzione, verso cui si orientava, negli stessi anni, anche Antonio Gramsci, per il “cesarismo progressivo“, incarnato, ai suoi occhi, dal potere staliniano.

La costante riscrittura di capitoli chiave della sua Storia della letteratura latina (Gaio Gracco, Sallustio, Cesare, Tacito) fu lo specchio di tale cammino.

Rettore a Padova dopo l’8 settembre 1943, giocò una partita spericolata e controversa, ma alla lunga insostenibile.

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Luciano Canfora

Costretto alla fuga, dall’esilio in Svizzera, crocevia dei servizi segreti delle potenze in guerra, divenne il perno della rete che riforniva di armi i partigiani.

Nel riflusso del dopoguerra, presto vide che il fascismo non era affatto morto. Ma nel “terribile 1956“, pur sferzando apostati e fuggiaschi, intuì la crisi profonda del movimento comunista.

San Francesco e il Sultano

San Francesco Marchesi e il Paradiso vista Inferno

Con il passo di un romanzo d’avventura e la precisione di una biografia, Ernesto Ferrero, torinese, con una vasta esperienza editoriale e alla spalle la direzione del Salone del libro di Torino dal 1998 al 2016, ricostruisce una vicenda tumultuosa riguardante San Francesco d’Assisi,  inserendola nel quadro di un’epoca in cui si muovono papi e imperatori, vescovi e cardinali, frati e soldati, mercanti e pellegrini, cronisti e pittori, tutti agitati da ambizioni, visioni, sogni più grandi di loro. “Francesco e il Sultano” (Einaudi)  trasforma il tessuto di racconti favolosi che chiamiamo Storia in una vicenda che continua a riguardarci da vicino. Francesco d’Assisi ha trentasette anni quando si imbarca ad Ancona per la Terra Santa.

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Ernesto Ferrero

Insieme al fidato frate Illuminato lascia temporaneamente un Ordine già turbato dai primi contrasti e ancora privo di una Regola approvata dal papa. Malgrado le malattie che lo affliggono, è deciso ad affrontare ogni difficoltà pur di incontrare il Sultano d’Egitto, che a Damietta deve sostenere l’assedio di un poderoso esercito crociato. Vuole convertirlo? Intende offrire un esempio di proselitismo ai suoi frati? O cerca il martirio? L’uomo che vuole riportare il Cristianesimo alla spiritualità delle origini e ama definirsi “unus novellus pazzus“, torna dopo un anno profondamente mutato. Ha vissuto gli orrori della guerra, ma anche il fascino di una spiritualità che ha molti punti di contatto con la sua e lo aiuta a trovare le parole del Cantico delle creature. In una comunità cresciuta troppo in fretta, deve affrontare conflitti, delusioni, infermità sempre più crudeli. Ma perché quarant’anni dopo Bonaventura da Bagnoregio, incaricato di scrivere la sua unica biografia autorizzata, racconta una verità diversa, in cui Francesco avrebbe sfidato il Sultano alla prova del fuoco?

Un “falso d’autore” accuratamente architettato che verrà autenticato dagli affreschi della Basilica superiore di Assisi, attribuiti a Giotto, e finirà per occultare un modello di dialogo tra l’Europa cristiana e l’Oriente mussulmano.

Paradiso vista Inferno

Un Paradiso medievale che non ti aspetti. Lo esamina Chiara Frugoni, già docente di Storia medievale nelle Università di Pisa, Roma e Parigi, nel suo ultimo libro edito dal Mulino dal titolo “Paradiso vista Inferno. Buon governo e tirannide nel Medioevo di Ambrogio Lorenzetti“.

Nel Medioevo il diritto all’immagine appartiene soprattutto ai protagonisti del mondo religioso, della Chiesa come delle Sacre Scritture, o a grandi personaggi laici e famosi. Con gli affreschi di Palazzo Pubblico a Siena Ambrogio Lorenzetti ci propone una straordinaria novità, rappresentando gente comune, senza storia. Ad essa per la prima volta è affidato il compito di illustrare la ridente vita in città e in campagna assicurata dall’ottimo governo dei Nove. Non importa che la realtà, ben diversa, fosse fatta di carestie, rivolte, corruzione.

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Chiara Frugoni

Nella prestigiosa Sala dei Nove i cittadini e i contadini senesi del tempo – siamo intorno al 1338 – vedono raffigurata una città orgogliosa dei suoi splendidi palazzi, una lieta e fertile campagna dove vecchi e giovani, donne e bambini, e poi artigiani, mercanti, nobili e intellettuali, contadini e pastori sono partecipi di una convivenza operosa e felice.

È il trionfo del Bene Comune, e della guida illuminata dei governanti cittadini. Dove invece ognuno tende al bene proprio ecco infuriare un corteo nefasto: anarchia, violenza, distruzione, soprusi, guerra. Un capitolo vivo di storia medievale, ma non solo: additando il pericolo della Tirannide e le sue conseguenze, questo grande manifesto politico ha parlato a tutte le epoche, e oggi parla a noi con voce particolarmente forte.

San Francesco Marchesi e il Paradiso vista Inferno
Il buon governo nell’affresco di Ambrogio Lorenzetto

Fonte: 9Colonne

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