Una radio che muore è come una stella che si spegne

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Cuore & Batticuore   

Rubrica settimanale di posta. Sentimenti passioni amori e disamori. Storie di vita. Vicende vissute

by Dario Celli

Radioflash di Torino è definitivamente morta. Anzi, per lei non esiste nemmeno una tomba.

La frequenza 97.7 (97.6 negli ultimi anni) è stata venduta e vi si riceve un’altra radio.Una tristezza, un orrore.

Una radio che muore è come una stella che si spegne
Dario Celli

Dal 1976 alla fine degli anni ’80 Radioflash 97.7 fu una fucina di intelligenze creative, conduttori radiofonici e giornalisti che negli anni successivi arricchirono il mondo: in quella Radioflash – ne “la banda di Flash” – c’erano Daniele Abbattista (ora a Roma, con me alla Rai, lui a Radio Rai), Paolo Griseri (ora a Repubblica), Massimo Gibelli (ora a Roma, capo ufficio stampa Cgil nazionale), Mario Bosonetto (ora a La Stampa), Linda Di Franco (ora a Los Angeles), Elisabetta Sanino (ora a Rochester, NY), Paolo “Mixo” Damasio (ora a Roma, a Radio Capital), Fabiola Palmeri (a Tokyo per NHK e ora a Repubblica Torino), Ivo De Palma (ora doppiatore), Marco Papa, Cristiana Erbetta (da sempre la grafica designer della radio), Mauro Bazzani e Gianpaolo Utveggio (oggi a Roma), Giancarlo Bertelle, Salvatore “Totu” Romagnolo, Alberto Campo, Renato Striglia, Claudio Manzoni, Mauro Parissone (oggi regista e autore tv), Paplo Maria Lauri, Valerio Cascelli, Piera Jade, Marco Basso, Pino Zappalà, Dario Lombardo, Alberto Ferrero, Ivano Canteri, Gigi Restagno, Laura Tori, Vittorio Loli, Franco Zaccagni (sua la voce di quasi tutti i jingles), Tonino Rinaldi, Claudio Bondioli, Stefano Belviglieri, Vittorio Castellani, Simona Ressico, Massimo Garbaccio, e tanti altri.

E poi – anzi, primi fra tutti – Francesco Carboncini, Luciano Casadei ed Enrico Marletto,i boss di quel gruppo eccezionale.

Una radio che muore è come una stella che si spegne
Enzo Sangrigoli

Radioflash, che organizzò i più importanti concerti italiani di quegli anni: la tournée italiana di “Banana Republic” con Dalla, De Gregori, Ron e gli Stadio; la tournée dei Rolling Stones negli stadi di Torino e Milano, Bob Marley, Madonna, James Brown, Joe Cocker, Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini, e Franco Battiato, e Eugenio Finardi, e PFM, e Alberto Fortis, Richie Hevans, Arlo Guthrie, Country Joe McDonald, Vasco Rossi, Lou Reed, Genesis, Weather Report, Antonello Venditti, Napoli Centrale, Ginger Baker, Claudio Baglioni, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Rockets, Billy Cobham, Ramones, the Police, Peter Gabriel, Banco del Mutuo Soccorso, Pino Daniele, Toto, The Cure, Jackson Browne, Bob Dylan, Zucchero, Depeche Mode, Ray Charles…

Una radio che muore è come una stella che si spegne
Enzo Sangrigoli, Nicola Neri e Salvo Saladdino

La mia ultima casa torinese fu proprio la prima sede da dove trasmise Radioflash, una camera e cucina in via Principe Amedeo 24.

Anche se la sede più eccezionale fu al secondo piano sotterraneo di Palazzo Carignano, in piazza Carignano, dove nacquero (non negli “infernotti”, nel piano “prigione” dove eravamo noi, però!) Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II di Savoia. Poi in via San Francesco da Paola, e poi in via Bertola.

A Radioflash 97.7-104, in quel collettivo di persone, dal 1980 al 1987 ci fui anch’io e ancora conservo le registrazioni in audiocassette C90 di tutti i servizi e le interviste che in quegli anni feci.Una radio che muore è come una stella che si spegne

E conservo anche l’ultimo nastro di tre ore di conduzione musicale che realizzai a fine febbraio ’87, prima di partire per Roma; nastro che finiva con “With the Little help from My Friends”, “piccolo aiuto, incoraggiamento” del quale avevo tanto bisogno, allora, alla partenza per il mio sogno romano.

E oggi, c’è ancora tanta Radioflash in ciò che faccio.

Radioflash è morta. Ma, dannazione!, viva Radioflash!

“Colonna sonora della vita…”, come dice il manifesto che ho ancora appeso in camera da letto.

darioluigimaria.celi@rai.itEnzo Sangrigoli, Nicola Neri e Salvo Saladdino

 Una radio che muore è come una stella che si spegne Come ricorda con accorata malinconia  anche su Alganews l’inviato del Tg2 Dario Celli, il buco nero dell’etere che ha inghiottito Radio Flash ha spento l’ultima voce storica della radiofonia torinese. Nata nel 1976, dopo il boom iniziale proseguito fino ad a 2000 inoltrato, il declino dell’emittente coincide con l’exploit della rete e dei social network. Fino a quando il 30 giugno 2019 la frequenza non è stata ceduta ad un gruppo editoriale. Ma sul cielo sopra Torino il flash della radio pop che come assicurava il jingle era la “colonna sonora della vita si è già trasformato in mito e leggenda.

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