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2025 la svolta delle leader Meloni e Schlein e l’addio dei perdenti

Le premesse lasciano intravedere un nuovo anno di continuità e sviluppo delle politiche e delle leadership che hanno caratterizzato il 2024.  Ed é soprattutto il netto rafforzamento delle leader di maggioranza e opposizione, Giorgia Meloni ed Elly Schlein, a qualificare opportunità e prospettive degli imminenti scenari parlamentari.

La politica del 2025 insomma é donna. Mentre, confidando nell’eventuale indulgenza plenaria dell’anno giubilare, come da tradizionale copione, i politici tendono a tracciare bilanci autoreferenziali e non si espongono più di tanto sulle strategie per il  nuovo anno.

Calo di consensi, ammutinamenti in progress, exploit e punti di forza sono analizzati con interessata precisione solo all’interno dei partiti.

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Giorgia Meloni e Elly Schlein

Tranne nel caso di Fratelli d’Italia e del Pd per i quali i consuntivi e le  aspettative rispecchiano risultati e trend elettorali in crescita omogenea in tutte le regioni, chi più chi meno, tutte le altre forze politiche attraversano fasi di autocritiche, polemiche e contrasti interni.

Apertosi con la presidenza italiana del G7, il 2024 si é concluso con il clamoroso ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump e le fiammate di guerra del Medio Oriente, che con un colpo di scena dietro l’altro e il botto finale della repentina cacciata del sanguinario dittatore Assad dalla Siria, ha messo in secondo piano l’Ucraina che tuttavia continua a rispondere colpo su colpo a Putin. L’inedita crisi parallela dei governi della Francia e della Germania ha incrinato l’egemonia franco tedesca sull’Europa e fatto emergere la leadership internazionale di Giorgia Meloni, che in Italia monopolizza il governo.

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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Unico fulcro di indipendenza istituzionale dall’orbita gravitazionale della Premier, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, esercita con saggezza e attenzione il ruolo di garante della Costituzione, con un costante richiamo non solo alla prassi ma anche allo spirito dei principi della democrazia parlamentare e dei valori della Resistenza, dell’antifascismo, del diritto internazionale, del diritto d’asilo e dell’accoglienza.

Gli scenari complessivi sono in continua evoluzione, ma bilanci e prospettive dei protagonisti sono già delineati:2025 la svolta delle leader Meloni e Schlein e l'addio dei perdenti

Giorgia Meloni, da Biden a Trump passando da Elon Musk, da Von der Leyen a Mark Rutte, da Netanyahu ad Abu Mazen e da Narenda Modi a Javier Milei, la quintessenza della politique d’abord della Presidente del Consiglio si sviluppa, con riconosciuto successo, contemporaneamente sugli scenari internazionali e nazionali. Una politique d’abord che concretizza una sorta d’ubiquità politica, consistente nella capacità della Premier di padroneggiare tutte le tematiche e che all’inizio del terzo anno a Palazzo Chigi le consente di evidenziare i risultati positivi conseguiti, soprattutto e di scaricare i risultati non raggiunti e le mancate riforme sulle défaillance degli alleati di governo, nonché sulle divisioni di un’opposizione frammentata e senza bussola. Assieme all’invito rivoltole personalmente da Donald Trump di partecipare alla cerimonia d’insediamento alla Casa Bianca, oltre alla Presidenza del G7, il successo più evidente é il riconoscimento di interlocutrice europea della nuova amministrazione americana. Un’influenza in grado di fare decollare il ruolo dell’Italia in Europa e soprattutto nel Mediterraneo, in un momento di assestamento geo politico mondiale che, con le prospettive di pace in Medio Oriente e lo stop all’invasione russa all’Ucraina, che prima o poi Putin sarà costretto ad accettare, avvierà le ricostruzioni ed un enorme rilancio economico globale. Non diverso l’impatto sullo scenario nazionale dove, attaccando su tutti i fronti senza mai  indugiare in difesa, non espungendo fiamma e nostalgici, ma aggiungendo sempre nuovi consensi, la Premier sembra essere riuscita a dividere Pd e Cinque Stelle, cattolici e sinistra e ad innescare uno scontro fratricida sul miraggio di un baricentro del centro della politica.2025 la svolta delle leader Meloni e Schlein e l'addio dei perdenti

Elly Schlein, attraversa il secondo anno di segreteria Pd superando una dopo l’altra tutte le crisi che l’assediavano, all’interno e all’esterno del partito: dalla sconfitta del centro sinistra allargato in Liguria, addebitabile esclusivamente all’implosione ormai progressiva dei Cinque Stelle, alla vittoria alle regionali in Sardegna determinata soprattutto dalla tenuta del Pd, per concludere con le nette affermazioni alle regionali in Emilia Romagna e Umbria. Complessivamente negli ultimi 12 mesi, il Pd di Elly Schlein é passato dal 19,3% al 23,5%, con un picco del 42,9% in Emilia Romagna. Per la serie gli esami non finiscono mai,  le prospettive per il 2025 della prima segretaria democratica sono però in salita. Al Nazareno sono in fibrillazione infatti tutte le anime della storica sinistra Dc. Oltre che per l’area Franceschini, c’è attesa per il ritorno dell’ex Premier e Commissario europeo all’economia Paolo Gentiloni. Fibrillazioni anticipate dalla nebulosa delle dimissioni dal vertice dell’Agenzia delle Entrate di Ernesto Maria Ruffini, figlio del potente pluriministro dei governi Dc e nipote omonimo e molto somigliante del Cardinale Ruffini, Arcivescovo negli anni ‘60 di una Palermo allora capitale della mafia.2025 la svolta delle leader Meloni e Schlein e l'addio dei perdenti

Matteo Salvini rischia di dovere affrontare nel nuovo anno ancora più ostacoli di quanti non ne abbia affrontati nei mesi scorsi. Collezionista di insuccessi elettorali, dal crollo dei voti dal 34,33% delle europee del 2019,  all’8,9% del 2023, il destino politico del segretario della Lega sembra essere ormai affidato all’esito dell‘autoanalisi dei Presidenti di Regione, Zaia, Fedriga ed Attilio Fontana e dell’elettorato del nord che si stanno interrogando su come voltare pagina. Paradossalmente penalizzato dall’assoluzione piena del processo di Palermo per il blocco dei migranti, che gli ha fatto perdere l’aurea del martire della giustizia, Salvini si ritrova ostaggio dello stop alla riforma dell’autonomia, delle difficoltà della realizzazione del ponte sullo stretto e dell’urgenza di una svolta di partito.2025 la svolta delle leader Meloni e Schlein e l'addio dei perdenti

Antonio Tajani navigatore di lungo corso é consapevole che anche nel nuovo anno si dovrà confrontare con l’insostituibilità del Cavaliere, le esigenze della famiglia Berlusconi e l’arrembaggio dei leader emergenti di Forza Italia. Incognite che fronteggia prospettando il rischio che la minima variazione può provocare l’implosione del partito e l’inglobamento nelle file di Fratelli d’Italia.2025 la svolta delle leader Meloni e Schlein e l'addio dei perdenti

Giuseppe Conte mette d’accordo tutti i sondaggisti, unanimemente concordi nel prevedere un’ulteriore emorragia di voti del movimento 5 Stelle alle regionali 2025 in Veneto, Campania, Toscana, Puglia, Marche e Valle d’Aosta. Elettoralmente un anno bisestile non é mai stato tanto negativo quanto il 2024 lo é stato per 5 Stelle, ma il trend sarebbe destinato a precipitare ancora fino al limite della soglia di sbarramento, sostengono gli esperti di rilevazioni delle intenzioni di voto. Prospettive che dopo le catastrofiche sconfitte alle Europee, in Liguria, Piemonte, Abruzzo, Basilicata, Umbria ed Emilia Romagna, rendono oltremodo difficoltoso per l’ex premier per caso porre condizioni al centrosinistra, ed in particolare al Pd di Elly Schlein, per un’alleanza elettorale programmatica che inglobi, oltre ai verdi e alla sinistra, anche i centristi di Carlo Calenda e Matteo Renzi. Dopo aver fatto votare dal partito la cancellazione della figura del garante – fondatore, Giuseppe Conte ha ancora in corso un contenzioso con Beppe Grillo per la titolarità del simbolo del partito, ma ha perso per strada i capipopolo come Luigi Di Maio, Virgina Raggi, Alessandro Di Battista che interpretavano lo spirito originario di un movimento trasformato in partito organico al sistema delle nomine di sottopotere, a cominciare da quelle Rai. Una metamorfosi che si ritrova solo con polvere di stelle e senza alcun eco di vaffa. L’ieri é finito, ma il domani rischia di non arrivare.2025 la svolta delle leader Meloni e Schlein e l'addio dei perdenti

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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