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Rubrica di critica recensioni anticipazioni
Non tutti purtroppo se ne rendono conto, a cominciare dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio, ma é in corso un impetuoso Panta rei di cosa nostra, un tutto scorre della mafia paragonabile ad un fiume in piena, apparentemente sempre identico a sé stesso, ma che in profondità si rinnova e si trasforma continuamente.
Trascinando nella furia dei flutti criminali, delitti e profitti, traffici di droga, estorsioni e riciclaggi. Un fiume di denaro e di complicità occulte.
Metamorfosi o mutazione genetica ? entrambe: “l’organizzazione mafiosa é solo cambiata nei modi, ma resta sempre la stessa” scrivono nell’incipit di “La mafia che cambia” edito da Rizzoli, il Procuratore della Repubblica di Palermo Maurizio De Lucia e l’inviato di Repubblica ed autore di numerosi saggi Salvo Palazzolo.
Una duplice elevatissima esperienza, trasfusa in un apparente manuale che assieme all’assetto organizzativo in progress delle cosche mafiose, alla disamina del loro contesto sub culturale, e in definitiva all’analisi giudiziaria e giornalistica delle inchieste fin qui portate a termine, prospetta subliminalmente una serie di possibili sviluppi investigativi.
Sviluppi evidenti nel capitolo riguardante le criptovalute e le sconfinate mimetizzazioni che deep e dark web, nonchè l’esponenziale accelerazione tecnologica offrono per reinvestire i proventi di un riciclaggio dalle proporzioni immaginabili di decine e decine, se non centinaia, di miliardi di euro.
E sviluppi latenti, dissimulati nei capitoli riguardanti i media, il muro dei criptofonini, i facinorosi della classe media, il monito del Presidente Mattarella, la pubblica amministrazione, la foresta,i tesori nascosti e la professione del prestanome, la solitudine di Giovanni Falcone e l’accelerazione della strage di via D’Amelio.
Capitolo, quest’ultimo, che comprende una coraggiosa autoanalisi su ciò che non ha funzionato riguardo al colossale depistaggio del falso pentito Scarantino.
Autonalisi, ed oltre, della quale necessiterebbe urgentemente il Guardasigilli Carlo Nordio che ha incredibilmente accusato il Procuratore De Lucia di avere “perso il controllo di se stesso” perché ha scritto e affermato quello é sancito da innumerevoli ordinanze e rapporti investigativi, cioé che con i criptofonini i mafiosi detenuti fanno il bello e il cattivo tempo nelle carceri. 
Una ennesima figuraccia che conferma come avere contro Nordio garantisca comunque grandi successi, come per l’esito del recente referendum e di quasi tutti i provvedimenti legislativi, rispediti al mittente dal Quirinale o bocciati dalla Consulta e dal Parlamento.
Successo e pubblicità che, assieme ai contenuti di prima mano e al metodo propedeutico, fanno del saggio di De Lucia e Palazzolo un essenziale punto di riferimento per rendersi conto della continuità pervasiva dei padrini delle cosche e soprattutto per scandagliare i molti, davvero troppi, misteri ancora insoluti di cosa nostra.
Misteri che rappresentano in gran parte l’inconfessabile volto dei poteri esercitati per anni dietro le quinte della Repubblica e alle spalle della Costituzione.





