Abelardo e il rapporto fra ragione etica e giustizialismo

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Rubrica di critica recensioni anticipazioni

I cardini del pensiero Socrate Buddha Confucio Gesù

by Augusto Cavadi

Quelle poche persone che hanno sentito qualche volta il nome di Abelardo (XII secolo) lo associano alla sua Historia calamitatum e, in particolare, alla sua vicenda amorosa con l’alunna, tanto bella quanto intelligente, Eloisa. Infatti la più celebre delle sue calamità è stata la reazione non proprio cortese dei parenti che ne vendicarono l’onore di ragazza sedotta, ma non maritata evirando il maturo professore universitario.

Abelardo e il rapporto fra ragione etica e giustizialismo
Statua del teologo e filosofo Pietro Abelardo al Louvre diParigi

Queste vicende, tra il romantico e il boccaccesco, hanno distratto l’attenzione dell’opinione pubblica colta dalle opere filosofiche e teologiche di questo “genio rivoluzionario e cartesiano” (V. Cousin), soprattutto dalla sua Etica (per secoli boicottata dalle autorità ecclesiastiche cattoliche, scandalizzate, secondo il domenicano Chenu,  dallo “choc sovversivo” da essa provocato).

Proprio a quest’opera (socraticamente intitolata anche Scito te ipsum: infatti, secondo E. Gilson, “non potendo paganizzare il Cristianesimo, egli cristianizza il paganesimo), il filosofo-in-pratica torinese Roberto Di Bacco ha dedicato un’agile, leggibile, ma rigorosa monografia: L’etica di Abelardo (Segno, Feletto Umberto – Tavagnacco 2020, pp. 150, euro 14,00).Abelardo e il rapporto fra ragione etica e giustizialismo

Di questo “eccentrico intellettuale antitradizionalista in odore di eresia” l’autore sottolinea dei temi che, contestati ai suoi tempi, sono diventati oggi di patrimonio comune tra i pensanti evoluti: a cominciare dal primato dell’intenzione rispetto alla materialità delle azioni per cui un determinato gesto va valutato non tanto nella sua ‘oggettività’ quanto alla luce delle ragioni e dei fini del ‘soggetto’ che lo compie. Un esempio clamoroso suggerito da Abelardo: un crocifissore di Cristo che agisce, prigioniero di ignoranza “invincibile”,  per difendere l’onore di Dio è moralmente migliore  di un ebreo che, indifferente a ogni problematica etica, non partecipa alla condanna a morte del sedicente Messia solo per menefreghismo e amor di quieto vivere.

Abelardo e il rapporto fra ragione etica e giustizialismo
Eloisa e Abelardo

Questa lezione di Abelardo, come altre sue, risulta di un’attualità sconcertante: se in sede giudiziaria non può non essere sottolineata la materialità di un atto (il furto o l’omicidio), in sede morale vanno privilegiate le motivazioni interiori che hanno indotto qualcuno a rubare o a uccidere. E  – dal momento che così si tocca una sfera dell’animo umano su cui si possono avanzare ipotesi, ma in ultima analisi impenetrabile –  saggezza filosofica e teologica suggeriscono di essere molto cauti nel trinciare giudizi a destra e a manca, soprattutto sui social media mediante condanne pubbliche capaci di distruggere irreversibilmente la reputazione di una persona.Abelardo e il rapporto fra ragione etica e giustizialismo

Il legalismo, il moralismo, la casistica  dei tempi andati si sono solo travestiti da libertà d’opinione nella Rete, ma – nella sostanza –  hanno conservato la miopia e il sadismo di sempre.

Certo Abelardo parlava da spirito fine a spiriti fini: su ogni questione invitava, se stesso e gli altri, a esaminare i “sic” (è così…) e i “non” (…ma potrebbe essere altrimenti). Difficile accoglierne il ‘metodo’ logico nell’era degli slogan semplificatori, delle certezze dogmatiche, delle etichette sommarie. Difficile e, perciò, particolarmente urgente.  Abelardo e il rapporto fra ragione etica e giustizialismo www.augustocavadi.com

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