Ormoni & neuroni
domande e risposte sull’amore
by Maggie S. Lorelli
L’ho incontrato qualche mese fa e l’ho trovato subito affascinante. Raramente mi interesso a un uomo. Direi quasi mai. Mi sono recata da lui per questioni di lavoro: in teoria una situazione neutra, asettica. Ero, come al solito un po’ impacciata nelle cose pratiche. Sono inciampata su un gradino e gli sono caduta sulle braccia. Ero come sono sempre: professionale e, allo stesso tempo, un po’ goffa. Mi ha fatto un complimento fugace, e mi sono subito fatta un film romantico. Siamo stati insieme per qualche ora a parlare. O meglio, ha parlato quasi solo lui, perché era nel ruolo. Io affondavo ogni tanto con la mia notoria sagacia, che non lo ha impressionato. Sono andata via dalla sua casa che volavo, anche se sentivo che da parte sua non si era accesa alcuna scintilla. Se la vita fosse un po’ più sorprendente, avrebbe potuto invitarmi a cena, avremmo potuto essere travolti da una passione accecante, passeggiare insieme mano nella mano per le strade della città (quella sera Roma ardeva di voluttà al tramonto, sarebbe stata una complice maliarda), o anche solo continuare a parlare. Ma niente. Espletate le formalità lavorative, è svanito nel nulla.
Del resto, io non ho il coraggio di farmi avanti. Sarebbe vano: nessun dardo lo ha attraversato. Solo me ha colpito al fianco. Cosa mi ha attratto di lui? È un uomo noto per il suo talento, uno di quelli che l’arte gli sgorga leggera tra le mani, e che per questo appartiene a una sfera di eletti, di quelli che si possono permettere di non involversi con gli altri. Non sono mai soli. Sono accompagnati dalle Muse di cui sono emissari. Magari è solo impegnato ma, ecco, non ci ha per niente provato. Dicevo… cosa mi piace di lui? Al di là della creatività, e della cultura ad ampio raggio, mi ha attratto fisicamente. Non so più da quanto tempo non vengo attratta da un uomo in ogni suo aspetto, al di là delle infatuazioni online, che non fanno testo. Lui mi piace. È senza dubbio un bell’uomo, ma non di quelli piacioni o fisicati. Bensì di quelli che piacciono a me: altezza media, ben fatti, apparentemente normali, se non fosse per una bonomia che promette affetto, e abbracci caldi. Credo che potrei dargli tanto: amarlo allo sfinimento, essergli fedele vita natural durante, accompagnarlo nei suoi viaggi, sostenerlo nei suoi passi, fargli da ufficio stampa, farlo divertire, cucinargli manicaretti amorevoli (mi ha detto che ama mangiare), straziarlo di baci, e non aggiungo altro. Lavoriamo nello stesso ambito: passerei ore ad ascoltarlo suonare, e passeremmo molto tempo anche a parlare, se solo lui mi volesse ascoltare. Se gli interessasse ascoltarmi. Non si è soffermato su di me. L’amore sgorga da un fortuito, casuale, istantaneo interesse per chi ci sta davanti. Semplice, come un’ape si posa su un fiore, eppure così raro. È una piccola fuga da se stessi per tentare di fare breccia nel mondo di un altro. Un atto rivoluzionario di coraggio. Un salto quantico. Un voler ricominciare. Non si è compiuto questo piccolo miracolo. Chissà con chi sarà. Avrà sicuramente un’altra. O forse no. Vive da solo, chiuso nel suo mondo, e semplicemente non gli sono piaciuta, mi ha ignorato, mi ha rigettato nel girone dei dimenticati, mi ha perduta. Le mie rimangono briciole d’amore sparse in un oscuro universo di monadi vaganti. Perdona questo mio piccolo tributo agli amori mancati. Se solo non fossimo così distratti… O forse a me certe occasioni non son date?



