Pubblichiamo la sintesi del reportage di The Economist che evidenzia gli enormi sviluppi sulla fecondazione artificiale e gli interrogativi che suscita. La domanda e le aspettative per la fecondazione in vitro sono in forte crescita, ma la tecnologia fatica a tenere il passo delle richieste.
Con la possibile eccezione di Adamo ed Eva, tutti gli esseri umani nati prima del 1978 sono stati concepiti all’interno di un corpo di donna. Oggi nel mondo vi sono almeno 12 milioni di persone nate con la fecondazione in vitro. In media, ne nascono quattro ogni tre minuti, con una media mondiale di circa un neonato su 175.
Ci sono vari modi in cui la tecnologia può aiutare la riproduzione, ad esempio con la donazione di sperma o i trattamenti ormonali. Ma nessun altro approccio ha avuto un effetto così importante come la fecondazione in vitro, (FIV) tecnica di riproduzione assistita che consiste nell’unione realizzata in laboratorio di un ovulo e di uno spermatozoo all’esterno dell’utero.
Ogni anno oltre un milione di donne stimolano ormonalmente le loro ovaie per produrre diversi ovuli maturi. Queste uova vengono raccolte con aghi e fecondate con lo sperma di un partner o di un donatore o congelate per un uso successivo. Si spera che eventuali uova fecondate si dividano per formare embrioni; uno o più vengono poi trasferiti nel grembo della donna o, ancora, congelati. L’esperienza non comporta più il livello di rischio fisico di una volta anche se rimane doloroso, drenante e invadente.
Poiché la fecondazione in vitro è diventata più sicura e più comune, é diventata anche più efficace, in gran parte grazie ai progressi nella gestione degli embrioni. In Gran Bretagna, il 25-30% degli embrioni trasferiti nel grembo di donne intorno ai 35 anni determina nascituri vivi. Una percentuale circa quattro volte migliore rispetto a quelle dei primi anni ’90. Riprovare non moltiplica semplicemente le probabilità. Più cicli di fecondazione in vitro fa una donna, minori sono le sue possibilità di successo con ogni nuovo tentativo: le coppie la cui biologia e circostanze personali indicano che hanno maggiori probabilità di concepire grazie alla fecondazione in vitro lo faranno più velocemente, lasciando quelle con probabilità inferiori a riprovare. Per coloro che ci riescono, una fecondazione in vitro e la nascita di un figlio sarà a dir poco miracolosa, consentendo loro finalmente di avere un bambino che potevano solo sognare.
Man mano che la tecnologia migliorava e la pratica guadagnava esperienza, le uova fecondate iniziarono a provenire da una gamma più ampia di fonti.
Louise Brown, che nel 1978 è diventata la prima bambina nata dalla fecondazione in vitro, é stata concepita l’anno prima con lo sperma e l’ovulo di una coppia sposata. È stata presentata sia come un miracolo del progresso scientifico ma anche, per allontanare le preoccupazioni di un “mondo nuovo e coraggioso”, come una bambina come le altre nata da un matrimonio come le altre.







