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Rubrica di critica recensioni anticipazioni
by Beatrice Agnello
L’intervista a David Grossman (di Francesca Caferri, Repubblica, 1 agosto) ha scatenato commenti incommentabili, per carità di patria: pullulano esperti di storia, di semantica, di questioni mediorientali, conoscitori dell’opera e della vita di Grossman, campioni di indignazioni morali.
Questi ultimi sono soprattutto a sinistra, fra chi inalbera la bandiera della Palestina, di cui invoca insieme ai militanti di Hamas l’estensione “dal fiume al mare”.
Il fiume é il Giordano, ma naturalmente non tutti quelli che gridano lo slogan lo sanno, sanno però che il loro urlo é per l’abolizione dalla carta geografica di Israele (anche se il significato dell’espressione é un po’ più ambiguo).
A indignare me é il confronto fra la statura di Grossman, che da sempre ha immaginato una terra di eguali diritti ed eguale dignità, e quella dei commentatori critici, anche perché ormai in pochi fra questi ritengono di dover portare argomenti e in molti di dover esibire i dolori delle loro budella o le loro anime belle (spesso peraltro pance doloranti e anime immacolate coincidono).











