Che grande tristezza e che profondo sconforto perdere un collega saggio e di grande spessore, un amico affettuoso ed un autentico maestro di giornalismo come Piero Melati, spentosi improvvisamente a Roma a 69 anni.

Nel turbinio mediatico caratterizzato dal collasso della realtà e dalle insidie dei deepfake, dove la tumultuosa evoluzione del giornalismo e delle capacità professionali, rappresentano sovente delle variabili non tutte incentrate sulla realtà dei fatti e sul rispetto della verità, perdiamo tutti uno scrittore ed un cronista controcorrente per indole e per cultura, un Giornalista che sapeva intuire quando tutto ciò che appariva così non era.
Perdiamo un intellettuale di altissimo profilo, defilato per natura perché visceralmente contrario alla spettacolarizzazione delle notizie ed alle forzature protagonistiche di pseudo anchorman. Perché Piero Melati era e resterà sempre a futura memoria un Giornalista intellettualmente onesto.
La sua lunga esperienza, dal supplemento arabo dell’Ora di Palermo, alla redazione economica, alla cronaca del quotidiano del pomeriggio, dove era approdato in concomitanza con l’inizio del maxiprocesso a cosa nostra, poi a Paese Sera e a seguire a Repubblica a Roma, traspare in tutta la grande umanità e spessore culturale in ognuno degli articoli, delle interviste, reportages, libri, post lunghi ragionati e colti, lasciatici in eredità da Piero Melati in un tempo in cui gli avvenimenti ed i personaggi spesso vengono rappresentati come variabili inclini alla banalità.
Il suo é un addio che pesa, ma che lascia l’eredità di una testimonianza preziosa ed esemplare.




