Il Ruanda e la Repubblica Democratica del Congo hanno firmato a Washington un accordo di pace per porre fine ai combattimenti che hanno causato decine di migliaia di vittime.
I due Paesi si sono impegnati a ritirare il sostegno alla guerriglia ed il Presidente americano Donald Trump che ha accolto i ministri degli Esteri dei due Paesi alla Casa Bianca, ha annunciato che l’accordo permette agli Stati Uniti di assicurare la sicurezza della regione e la salvaguardia delle risorse minerarie dei due paesi. “Oggi la violenza e la distruzione giungono al termine e l’intera regione inizia un nuovo capitolo di speranza e opportunità”, ha detto Trump.
Casa Bianca. Firma accordi di pace Congo Ruanda
L’accordo arriva dopo che l’M23, una forza ribelle di etnia Tutsi legata al Ruanda, ha attraversato nei mesi scorsi la parte orientale della Repubblica democratica del Congo, ricca di minerali, conquistando un vasto territorio, tra cui la città chiave di Goma.
Negoziato tramite il Qatar prima dell’insediamento di Trump, il trattato di pace non affronta esplicitamente il controllo dell’M23 nell’area devastata da decenni di guerra, ma chiede al Ruanda di porre fine alla guerriglia.
Il Ruanda ha negato di sostenere direttamente l’M23, ma ha chiesto lo scioglimento di un altro gruppo armato, le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (Fdlr), fondato da gruppi di etnia hutu legati ai massacri di tutsi nel genocidio ruandese del 1994.
L’accordo prevede la neutralizzazione delle Fdlr, e il Ministro degli Esteri ruandese Olivier Nduhungirehe ha affermato che la “fine irreversibile e verificabile del sostegno statale” ai militanti hutu rappresenta una “priorità assoluta”.
“Dobbiamo riconoscere che c’é molta incertezza nella nostra regione, e non solo, perché molti accordi precedenti non sono stati attuati” ha dichiarato Nduhungirehe.
La sua omologa congolese, Therese Kayikwamba Wagner, ha fatto appello al rispetto della sovranità statale. “Questo accordo” – ha detto – “offre la rara opportunità di voltare pagina, non solo a parole, ma con un cambiamento concreto sul campo. Alcune ferite guariranno, ma non scompariranno mai del tutto”.
Per il coordinamento congiunto e il monitoraggio degli accordi di pace é stato istituito un organismo di controllo e verifica della sicurezza che prevede anche un quadro di integrazione economica regionale entro tre mesi.
La Repubblica democratica del Congo possiede enormi riserve minerarie, tra cui litio e cobalto, vitali per i veicoli elettrici e altre tecnologie avanzate, essenziali per garantire alle industrie statunitensi competitività con quelle cinesi.
Ma non tutti sono ottimisti sull’effettiva interruzione delle ostilità. Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha definito l’accordo “un passo significativo verso la de-escalation, la pace e la stabilità” nella regione dei Grandi Laghi.
E se Germania e Francia hanno accolto con favore l’ “ottima notizia”, Denis Mukwege, il ginecologo Premio Nobel per la Pace 2018 per gli sforzi volti a porre fine agli stupri di guerra nella Repubblica democratica del Congo, ha espresso preoccupazione per l’accordo, affermando che di fatto avvantaggia il Ruanda e gli Stati Uniti.
Si tratta, ha detto, “di una ricompensa per l’aggressione, la legittimazione del saccheggio delle risorse naturali congolesi e l’obbligo di alienare il proprio patrimonio nazionale sacrificando la giustizia per garantire una pace precaria e fragile”.
Physicians for Human Rights, che ha lavorato nella Repubblica democratica del Congo , ha accolto con favore la de-escalation, ma ha affermato che l’accordo presentava “gravi omissioni”, tra cui la responsabilità per le violazioni dei diritti.
Nel cuore insanguinato dell’Africa, pace, massacri e guerriglia continuano ad essere termini cangianti, dalle mille verità e dalle infinite menzogne, dietro alle quali si muovono colossali interessi neocolonialisti per lo sfruttamento delle immense risorse minerarie del continente.