La leggenda di Alfonsina la prima campionessa della bici

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La leggenda di Alfonsina la prima campionessa della bici
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Rubrica di critica recensioni anticipazioni

I cardini del pensiero Socrate Buddha Confucio Gesù

by Antonino Cangemi

Alfonsina Strada gloria e leggenda delle due ruote rosa. Da sempre il riscatto delle donne si manifesta anche nello sport. Persino in quelle discipline più impervie e faticose. Come il ciclismo che impone centinaia di chilometri da percorrere su una scomoda sella, sotto il sole cocente, la pioggia battente, la neve, in tragitti che tanto più affascinano quanto più sono difficili per salite proibitive e discese ripide. Ormai, e da tempo, le donne si misurano con i grandi traguardi del Giro e del Tour in competizioni a loro riservate.La leggenda di Alfonsina la prima campionessa della bici

Non era così però nel ciclismo epico dei primi decenni del secolo scorso. Allora le strade erano disastrate, le biciclette pesavano più del doppio di adesso e scalare lo Stelvio e indossare la maglia rosa erano imprese destinate solo agli uomini.

Eppure vi fu una donna che ai tempi di Girardengo e di Bottecchia seppe sfidare gli uomini nelle corse su due ruote. Si chiamava Alfonsina Strada (nomen omen) e Simona Baldelli, scrittrice di Pesaro vincitrice di più di un prestigioso premio letterario, ce ne racconta la vita in un romanzo avvincente che è anche un tuffo nella storia. Il romanzo s’intitola “Alfonsina e la strada” ed è edito da Sellerio. Leggendolo, apprendiamo tanto su una donna campione di anticonformismo e dal carattere ribelle, pioniera del ciclismo femminile.

 

La sua umile famiglia contadina non gradiva la passione che nutriva per la bicicletta. E lei, nata a Fossamarcia vicino Bologna nel 1891, tra la famiglia e la bici scelse quest’ultima. Le fu vicino nei suoi testardi propositi sportivi il primo marito (si sposò due volte), un meccanico dalla tempra fragile, Luigi Strada, che gli offrì il suo amore e di cui lei volle conservare il cognome.

Nel 1924, Emilio Colombo, direttore de “La Gazzetta dello sport”, ne ammise la partecipazione al Giro. Fu il suo unico Giro: il maschilismo del regime di Mussolini non tollerava simili promiscuità.

All’ottava tappa, “L’Aquila-Perugia”, la ciclista emiliana arrivò fuori tempo massimo, ma la giuria, considerando la bufera che si scatenò quel giorno e le forature e cadute in cui era incappata, consentì che continuasse la corsa, anche se il suo tempo non fu più conteggiato. In quel Giro, dei novanta corridori partiti, ne arrivarono a Milano solo trenta, e lei tra di essi. Il che ne testimonia il talento. Così come l’aver vinto 36 corse contro ciclisti di sesso maschile. La sua vita fu segnata anche da eventi dolorosi e si concluse con un letale incidente con la  moto.

Prima della Baldelli, la donna paladina ante litteram della parità dei sessi nello sport era stata raccontata da Paolo Facchinetti ne “Gli anni ruggenti di Alfonsina Strada”(2004, Ediciclo), e da Tommaso Percivale in “Più veloce del vento”, un libro per ragazzi edito da Einaudi nel 2016.La leggenda di Alfonsina la prima campionessa della bici

Ma la biografia della Baldelli, per quanto romanzata, ci regala un perspicace ritratto di Alfonsina Strada che ne esalta lo spirito indipendente e coriaceo nella cornice di  un contesto storico assai bene delineato.La leggenda di Alfonsina la prima campionessa della bici

                                         

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