La nuova frontiera dell’Italia di Draghi

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La nuova frontiera dell’Italia di Draghi
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Sarebbe riduttivo dire che a Palazzo Chigi con Mario Draghi è cambiato lo stile: è cambiata un’epoca. La storia oltre che di gesti e parole è fatta anche di immagini e suoni. Per capire quanto nella sede del Governo la musica è ora diversa si potrebbe dire che dalle contaminazioni pop si è passati ai classici, dall’Inno alla gioia di Ludwig Van Beethoven a Mozart, da Haydn a Vivaldi.

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Mario Draghi presiede il primo Consiglio dei Ministri del nuovo Governo

Il tutto con la consapevolezza, come ripeteva l’astrofisico universale Stephen Hawkin, che  “siamo noi a creare la storia con la nostra osservazione, e non la storia a creare noi.”

E’ lo stesso concetto che appena insediato, dopo il solenne giuramento al Quirinale, ha espresso il neo Premier Draghi ai Ministri riuniti per la prima volta sotto la sua presidenza attorno alla tavola rotonda della sala del Consiglio dei Ministri: “Mi aspetto la massima collaborazione, perché una missione importante attende il governo, quella di mettere in sicurezza il Paese ed aiutarlo a ripartire. Per centrare l’obiettivo, bisogna andare avanti uniti, perché i bisogni dell’Italia vengono prima di interessi di parte”.

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Governo Draghi dopo il giuramento al Quirinale davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

All’implicita consegna della sobrietà e della riservatezza Draghi ha aggiunto la connotazione ambientalista con la quale intende caratterizzare l’esecutivo. E che spiegherà nelle dichiarazioni programmatiche che illustrerà al senato, mercoledì prossimo e il giorno dopo alla Camera.

Un esordio da raffinato politico che senza interventi televisivi a reti unificate, twitter e social, ha già catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica e qual che più conta dei leader mondiali, che hanno fatto a gara per inviargli auguri e congratulazione per l’esordio alla guida di un’Italia che ora tutte le Capitali insistono a definire essenziale per l’Europa e l’Alleanza Atlantica.

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La neo Ministra della Giustizia Marta Cartabia

Se le prospettive fanno sperare, la crisi concentrica del Paese, prostrato dalla pandemia, paralizzato economicamente e socialmente a dir poco stressato, esige interventi immediati e concreti.

La prima sfida è decidere da dove cominciare, oltre ovviamente che dalla razionalizzazione e accelerazione del piano di vaccinazione nazionale: infrastrutture, sburocratizzazione, cantieri, giustizia, scuola, inquinamento ?

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Il neo Ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini

Draghi non ricorrerà mai all’alibi della mancanza della bacchetta magica e della coperta corta ma, come alla Bce, procederà ad “ogni costo” bilanciando tutti i fronti di intervento: sbloccando, col metodo della ricostruzione lampo del ponte di Genova, la realizzazione delle infrastrutture già avviate; semplificando le procedure burocratiche col ricorso alla digitalizzazione; riattivando i cantieri in corso d’opera; varando interventi di alleggerimento dell’arretrato giudiziario, di accelerazione dell’iter processuale e condensando le leggi infinite in codici univoci e certi; investendo sulla bonifica dei territori e sul disinquinamento, in modo da non aggravare la spesa sanitaria con la moltiplicazione delle patologie; ponendo finalmente la scuola al centro del futuro del paese.

Nonostante i veleni e le critiche degli orfani del potere perduto, la squadra del 67simo Governo della Repubblica è composta da Ministri esperti, competenti e determinati ma soprattutto si avvale di una prima linea di sfondamento di assoluto livello internazionale, formata dai titolari dell’Economia Daniele Franco, dell’Interno Luciana Lamorgese, della Giustizia Marta Cartabia, dell’innovazione tecnologica Vittorio Colao, dell’Ambiente Roberto Cingolani, delle Infrastrutture Enrico Giovannini e dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti.

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Foto di repertorio del neo Ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti

Post ideologico, fondato sulla Costituzione e con davanti almeno un anno di tempo, il Governo Draghi rappresenta davvero l’ultima chance per ammodernare e trasformare il Paese in una democrazia compiuta.

Mario Draghi ne è talmente conscio che procederà a colpi di “whatever it takes”, ad ogni costo, per rimettere in piedi l’Italia e realizzare un stato liberale all’avanguardia, in linea col patrimonio ideale e culturale del Paese.

Una nuova frontiera italiana, non soltanto economica quanto culturale, artistica e monumentale. La frontiera dell’Italia che sogniamo e che il mondo ama profondamente, nonostante tutti gli autogol che riusciamo a collezionare.Il mezzogiorno e il Governo con un Draghi nel motore della Costituzione

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