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Lo spionaggio russo in Italia arruola a valanga chiunque

La strategia di penetrazione dei servizi di spionaggio della Federazione Russa per acquisire dati sensibili non ha come obiettivi solo soggetti inseriti negli apparati militari o di sicurezza dei vari Paesi, ma anche semplici cittadini corrompibili che, dietro compenso, possono fornire la propria collaborazione a seconda delle contingenze dei servizi di Mosca.

Lo spionaggio russo in Italia arruola a valanga chiunque
La Giudice Angela Minerva

Lo scrive la Giudice per l’udienza preliminare di del Tribunale Milano Angela Minerva nelle motivazioni della sentenza con cui, a fine aprile, ha condannato a 2 anni e 6 mesi e a 2 anni e 2 mesi due imprenditori di 36 e 64 anni che, come emerso nel novembre 2024 con le  indagini condotte dal Ros dei carabinieri e coordinate dal Pubblico Ministero Alessandro Gobbis, si sarebbero messi a disposizione, anche in cambio di criptovalute, per una presunta attività di spionaggio a favore dell’intelligence russa, senza tuttavia raggiungere obiettivi concreti.

I due avrebbero, però, effettuato un’intensa attività di dossieraggio, sempre per conto dei russi, ai danni di un imprenditore nel settore dei droni, come ricostruito passo passo nelle motivazioni.Lo spionaggio russo in Italia arruola a valanga chiunque

Per l’intelligence russa con cui erano entrati in contatto su Telegram, i due imprenditori avrebbero pure proposto alla cooperativa di taxi di Milano un “business plan” che prevedeva l’installazione a titolo gratuito di “dash cam”, piccole videocamere da cruscotto. E sarebbero stati interessati alla mappatura dei sistemi di videosorveglianza di Milano e Roma. Il giudice ha riconosciuto le imputazioni a carico dei due imprenditori, titolari di una società immobiliare in Brianza, che erano accusati di “corruzione del cittadino da parte dello straniero”, escludendo la sola aggravante della “finalità di terrorismo ed eversione”.

La “strategia di penetrazione” dei servizi russi, venuta a galla da questa indagine, che rappresenta soltanto la punta dell’iceberg dello spionaggio russo in Italia, “potrebbe ritenersi superficialmente innocua”, ma in realtà “si dimostra più efficace e insidiosa” perché, scrive la Gup, essendo “caratterizzata da azioni di basso profilo e apparentemente non significative, potrebbe eludere più facilmente l’attenzione e il controllo degli apparati di sicurezza nazionali”.

Nelle 49 pagine di motivazioni, il Giudice del processo abbreviato ricostruisce tutta l’inchiesta tra cui chat Telegram, contatti, incontri e pedinamenti, a partire da quando nel marzo 2023 l’imprenditore più giovane “proponeva al servizio di intelligenza russa Fsb la propria collaborazione per svolgere “delle attività per sostenere la pace in ogni modo.” Agffermando:” Abbiamo competenze, abbiamo strutture, abbiamo tecnologia e sappiamo muoverci”.

L’interlocutore dei servizi russi, rimasto ignoto, tra le altre cose, aveva chiesto ai due anche di recuperare, sempre in cambio di denaro, documenti NATO classificati relativi al conflitto russo-ucraino.

Lo spionaggio russo in Italia arruola a valanga chiunque
Nato Bruxelles

Oltre a trattare tutto il capitolo del “dossieraggio” sull’imprenditore dei droni, sempre “commissionato dai servizi russi”, nelle motivazioni si legge di chat in cui il 36enne raccontava che “si sarebbe recato a Roma, dove avrebbe incontrato delle persone che gli avrebbero fornito documenti Nato”.

In un’altra conversazione diceva: “noi potremmo mettere telecamere sui taxi, a migliaia”. Tra i “vari business che avevano in mente i due”, si legge ancora nelle motivazioni del Giudice,  c’era anche “l’individuazione e l’acquisto di immobili in zone delle città non coperte da telecamere da gestire poi per locazioni brevi a beneficio di facoltosi e potenti russi cui garantire servizi aggiuntivi illegali quali la presenza non dichiarata in zone delle città non coperte da telecamere o come il progetto di sicurezza finanziato dai russi da utilizzare a fini elettorali in cambio” del controllo “dei dati rilevati dalle telecamere da parte dei russi”.

Sempre nella sentenza vengono ricostruiti anche i rapporti dei due e un incontro con un “Generale dell’Esercito Italiano in quiescenza”, presidente di un centro studi “che si occupa di geopolitica”. Quest’ultimo tuttavia li avrebbe messi in guardia “evidenziando i pericoli legati all’attività intrapresa” proprio in relazione al fatto di impegnarsi a compromessi “con uno Stato estero accettando di fornire informazioni”.Lo spionaggio russo in Italia arruola a valanga chiunque

Fonte: Agenzia Ansa

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