L’ultima regia dell’epilogo di Lina Wertmüller

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L’ultima regia dell’epilogo di Lina Wertmüller
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Disincantata, ironica e pungente, come sa essere soltanto il generone romano di cui era una altolocata espressione, Lina Wertmüller ha paradossalmente fatto capire soltanto in punto di morte la ratio dei titoli inusitatamente lunghi e arzigogoloati di alcuni suoi film. Constatazione che si coglie al volo scorrendo le sue generalità complete: Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Espanol von Braucich.L’ultima regia dell’epilogo di Lina Wertmüller

Madre romana, ma discendente da una nobile famiglia svizzera, figlia del giornalista antifascista Federico, originario di Palazzolo San Gervasio, Potenza, epicentro del suo primo film da regista “I basilischi”, Lina Wertmüller ha iniziato la sua lunga e prestigiosa carriera cinematografica da assistente per poi approdare alla scuola di De Lullo, di Garinei e di Giovannini e diventare aiuto regista di Francesco Rosi e Federico Rossellini.

Fra i suoi film passati alla storia, “Mimì metallurgico ferito nell’onore”, “Film d’amore e d’anarchia” e “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”.

È stata la prima regista a essere candidata all’Oscar, nel 1977, con “Pasqualino Settebellezze”, premio alla carriera che Hollywood le attribuì nel 2019.

L’ultima regia dell’epilogo di Lina Wertmüller
Lina Wertmüller fra Giancarlo Giannini e Mariangela Melato

Dai film cult all’Oscar, spontanea e mai banale Lina Wertmüller è stata croce e delizia delle interviste, che spesso erano contrappuntate da gelide risposte della serie “sta domanda mi sembra una grande stronzata. La prossima? “.

Lascia al cinema italiano una grande eredità culturale e la consapevolezza che la regia è in grado di trasformare un film nella sublimazione della realtà.

L’ultima regia dell’epilogo di Lina Wertmüller

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