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Rubrica di critica recensioni anticipazioni
by Gianfranco D’Anna
Nesso effettivo o suggestione letteraria, “L’ultima spiaggia. Alkamar, la strage dimenticata”, il libro inchiesta del giornalista e scrittore Lucio Luca che da trent’anni lavora a Repubblica, fa subito pensare alla trama del romanzo Six Days of the Condor di James Grady, dal quale nel 1976 due anni dopo la pubblicazione venne tratto il film “I tre giorni del Condor” con Robert Redford e Faye Dunaway.
Inconfessati, e soprattutto sconosciuti, sono infatti ancora oggi il movente e gli autori della strage compiuta nella notte tra il 26 e il 27 gennaio del 1976 nella caserma dei carabinieri di Alcamo Marina, in provincia di Trapani, dove vennero uccisi a sangue freddo due giovani militari, l’appuntato Salvatore Falcetta di Castelvetrano e il carabiniere semplice Carmine Apuzzo di Castellammare del Golfo.

Le indagini seguono la pista del terrorismo rosso, malgrado la telefonata di rivendicazione di un sedicente gruppo vicino alle Br si riveli subito un tentativo di depistaggio.

Vengono perquisite decine di abitazioni di militanti di sinistra, compresa quella di Peppino Impastato, l’attivista di Democrazia Proletaria di Cinisi che sarà assassinato nel 1978 dalla mafia.
Infine viene fermato un anarchico in possesso di due pistole compatibili con quelle utilizzate dai killer. Il giovane viene interrogato dai Carabinieri, guidati dal colonnello Giuseppe Russo, anche lui un anno dopo vittima di un agguato mafioso a Ficuzza, e gli viene estorta una confessione con i nomi dei complici.
Si tratta di tre giovani di Alcamo, due dei quali minorenni, e di un bottaio di Partinico.
Poche ore dopo l’anarchico ritratta davanti al magistrato: “Ho fatto i primi nomi che mi venivano in mente, quei quattro non c’entrano nulla”. Nessuno gli crede e così vengono arrestati Giuseppe Mandalà, Giuseppe Gulotta, Vincenzo Ferrantelli e Gaetano Santangelo e costretti a confessare, salvo negare tutto quando agli interrogatori partecipa finalmente un magistrato.
Per loro, però, comincia un lungo calvario giudiziario: Mandalà morirà in carcere nel 1998, Ferrantelli e Santangelo riescono a fuggire in Sudamerica, mentre Giuseppe Gulotta resta recluso per ben 22 anni. Fino a quando, nel 2007, uno degli investigatori confesserà le torture della notte dell’arresto e scagionerà i quattro amici di Alcamo.
Resta tuttavia irrisolto il mistero su chi e perché abbia ucciso i due carabinieri di Alkamar. Chi può aver avuto interesse a eliminare due militari di una piccola foresteria, fuori da qualsiasi indagine sulla criminalità organizzata?

E’ l’ennesimo mistero di una provincia e di una città, Trapani, a dir poco enigmatici. Se per Goethe “E’ in Sicilia che si trova la chiave di tutto“, per le Commissioni Parlamentari antimafia e i rapporti investigativi su cosa nostra “Trapani non ha mai fatto i conti con il suo passato “.
Un passato e un presente con sullo sfondo l’immanenza di Gladio, l’organizzazione paramilitare clandestina, frutto di un protocollo difensivo antisovietico risalente al dopoguerra tra la Central Intelligence Agency americana ed i servizi segreti italiani. Un’organismo segreto, effetto collaterale della guerra fredda, che nel corso degli anni si sarebbe in parte reso responsabile di gravi deviazioni.

Un intreccio che nel trapanese vede coinvolte mafia e massoneria, esattori e banchieri, politici e monsignori collusi.
Anche per la coincidenza della morte molto sospetta nel 1993 in Somalia del sott’ufficiale trapanese del Sismi ( la sigla dell’allora servizio segreto militare) Vincenzo Li Causi, da quella strage dimenticata diparte così un filo conduttore che assembla i tasselli del mosaico che unisce Alkamar a Peppino Impastato, poi collega il delitto del colonnello Russo all’assassinio del giornalista Mario Francese, e mette a fuoco i retroscena dell’omicidio Rostagno e quelli della giornalista Ilaria Alpi, che proprio in Somalia stava conducendo inchieste sui traffici di armi e rifiuti radioattivi.

Fino alle pluridecennali latitanze di padrini di cosa nostra come Riina e Messina Denaro, alle stragi di mafia del ’93, quelle fuori dai confini della Sicilia ed alle dichiarazioni dei pentiti delle cosche ed uomini dei servizi segreti.
Un libro inchiesta che ha il ritmo di una spy-story ricca di colpi di scena che sembrano trasformare i giorni trapanesi di Gladio nella reale trasposizione dei Tre giorni del Condor.





